Un milione di lavoratori, 90 milioni di iPhone, 17 suicidi. | Approfondimenti

La copertina del prossimo numero della famosa rivista tecnologica porta nuovamente alla ribalta i problemi della Foxconn e i ripetuti suicidi all’interno dell’azienda. La domanda che Wired pone è: Dovremmo prenderci cura della faccenda?

Da qualche istante la famosa rivista Wired ha rilasciato la copertina del suo prossimo numero: una foto dello stabilimento Foxconn e poche parole, ma di grande impatto : “1 milione di lavoratori. 90 milioni di iPhone. 17 suicidi. Qui è da dove provengono i vostri dispositivi. Dovrebbe interessarvi?”

Un chiaro riferimento alle note vicissitudini della Foxconn e alle presunte responsabilità della Apple. Ma anche, probabilmente, una pubblica denuncia per mettere ancor di più in risalto la faccenda e per far riflettere tutti i fan della mela, e non solo.

L’uscita di questo articolo calza proprio a pennello, infatti ieri durante una lezione universitaria di Corporate Social Responsability il mio professore  aveva proprio portato l’esempio della Apple e della Foxconn.

L’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle attività aziendali e nei rapporti con gli stakeholder” è questa la definizione che troverete in diversi manuali, del concetto di CSR. Tuttavia in questa sede non voglio annoiarvi con nozioni e concetti di alcun tipo. Ognuno è libero di approfondire l’argomento per fatti suoi e probabilmente c’è chi semplicemente dopo aver iniziato a leggere l’articolo, deciderà di lasciarlo per cercare una nuova applicazione da scaricare per il suo iPhone o iPad.

Ma d’altra parte, secondo me, è proprio questo il concetto di fondo di questa vicenda, almeno dalla parte di noi consumatori. Quando acquistiamo un prodotto, qualunque esso sia, lo facciamo perchè spinti da un ragionamento di fondo o perchè l’esigenza e il bisogno di averlo ci portano semplicemente ad acquistarlo.

C’è chi compra l’iPhone perchè vuole stare al passo coi tempi, chi lo compra perchè è cool. C’è chi compra l’iPad perchè realmente ne sente il bisogno per il proprio lavoro o studio e chi invece lo acquista solo perchè è un altro prodotto Apple. Cosi come ci sono persone che non acquistano prodotti Apple perchè troppo costosi, inutili, difficili da usare, sconosciuti e non supportati dalla maggior parte dei programmi. Allo stesso modo prima e dopo questa vicenda c’erano, ci sono e ci saranno persone che non acquisteranno dispositivi prodotti da Cupertino, perchè contrari allo sfruttamento e alle condizioni disumane alle quali i lavoratori della Foxconn devono sottostare. E’ una scelta che ognuno compie in piena libertà.

Tuttavia la copertina di Wired, almeno seconda la mia interpretazione, sembra voler richiamare tutti noi consumatori all’attenzione. Quasi a volerci far sentire in colpa.

Perchè se stamattina sto scrivendo un articolo con il mio iPad, devo sentirmi in colpa sapendo che è stato realizzato in uno stabilimento con le note vicissitudini? Qual’è il confine oltre il quale le responsabilità Apple finiscono e quelle di Foxconn iniziano? Ma soprattutto nella mie mente, da quando il professore ha fatto l’esempio Apple, ho un pensiero fisso: Siamo sicuri che questa storia interessi realmente la gente, i giornalisti e l’opinione pubblica in generale, e non sia invece soltanto un modo di attaccare la Apple?

La copertina del prossimo numero della famosa rivista tecnologica porta nuovamente alla ribalta i problemi della Foxconn e i ripetuti…

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