Apple e i tassi di conversione valuta su App Store: un’analisi sulle recenti variazioni di prezzo applicate negli store internazionali

Lo scorso mercoledì ha segnato una giornata davvero importante per Apple che, per la prima volta, ha apportato una serie di modifiche ai prezzi applicati su tutti gli App Store. Ma se inizialmente la notizia aveva suscitato l’entusiasmo di coloro che speravano di ottenere tassi di conversione più equi tra le diverse valute presenti sul mercato mondiale, i meccanismi alla base di questo processo potrebbero essere meno semplici di quanto sembri. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Che i tassi di conversione applicati da Apple sui propri store non siano esattamente “ortodossi” non è una grande novità. Non senza un certo risentimento, siamo ormai da tempo abituati a vedere, ad esempio, come lo store americano goda, rispetto a quelli europei, di un certo trattamento di favore. Ma quando sembrava che Apple si fosse finalmente decisa a ristabilire un po’ di giustizia nell’intricato mondo di valute e tassi di conversione, rivedendo i prezzi applicati negli App Store di tutto il mondo, ecco arrivare dai ragazzi di MacStories una serie d’interessanti considerazioni pronte a riportarci con i piedi per terra. Per capirne di più cerchiamo di analizzare il modo in cui Apple stabilisce i prezzi nei propri store.

Negli App Store di tutto il mondo i prezzi di ciascun articolo o applicazione sono suddivisi in fasce differenti il cui valore è calcolato in base al Dollaro Statunitense. Dunque, la fascia numero 1 rappresenta gli articoli messi in vendita a $0,99 (€0,69 circa); l’ultima fascia, la numero 85, rappresenta invece tutto ciò che è messo in vendita alla ragguardevole somma di $999,99 (pari a circa €699,83). A partire da queste fasce, il cui valore, come abbiamo detto, è espresso in Dollari, Apple calcola il valore dei diversi articoli in tutte le valute estere sulla base di un tasso di cambio “ideale” che dovrebbe riflettere, in media, il rapporto, in costante variazione, delle valute stesse con il Dollaro Statunitense nel corso del tempo. Ad esempio, Italia, Germania e Francia condividono lo stesso prezzo poichè in tali Paesi vige la stessa valuta, ovvero l’Euro.

Non avendo mai cambiato questi tassi di cambio sin dalla nascita di App Store, Apple ha ritenuto opportuno, per ragioni di coerenza e semplicità, di apportare alcune modifiche al sistema dei prezzi in vigore nei propri store affinchè gli sviluppatori, al momento dell’invio della propria applicazione, possano semplicemente scegliere la fascia di vendita desiderata e ottenere, automaticamente, il prezzo in valuta locale. In caso contrario, ovvero se Apple dovesse far fronte alle continue variazioni dei tassi di cambio, la confusione sarebbe enorme dal momento che il prezzo oscillerebbe costantemente da una fascia all’altra. D’altra parte, in alcune nazioni, vigono regole ancora differenti: in Cina, ad esempio, Apple preferisce vendere in Dollari Statunitensi, mentre in Paesi come Messico e Norvegia a determinate fasce di prezzo corrispondono valori interi anzichè terminanti in .99 (1.00 invece di 0,99 per la stessa fascia di prezzo).

Se il cambio valuta made in Apple rimane, dunque, alquanto artificioso, è pur vero che una certa giustizia è stata finalmente ristabilita. Una semplice occhiata al grafico sottostante, che raffigura il prezzo di Angry Birds nei diversi store mondiali, conferma quanto appena detto:

Partendo da un prezzo in Dollari Statunitensi di $0,99 notiamo, dunque, che mentre in Paesi come Norvegia o Regno Unito il valore dell’applicazione sia aumentato da $1,10 a $1,26 e da $0,95 a $1,11 rispettivamente, in altri come Giappone o Australia i prezzi siano considerevolmente diminuti: da $1,43 a $1,06 per il paese del Sol Levante e da $1,37 a $1,05 per il continente australiano. E’ necessario notare, tuttavia, che gli stessi prezzi espressi nelle valute locali evidenziano variazioni trascurabili e, quindi, accettabili. Nel Regno Unito, per esempio, Angry Birds è passato da £0,59 a £0,69 con un incremento di soli 10 pence.

Sembrerebbe, in conclusione, che Apple abbia adottato la classica strategia del prendere due piccioni con una fava: se da un lato ha ristabilito un certo fair play per quel che riguarda il valore delle applicazioni rispetto al Dollaro Statunitense, dall’altro, però, le variazioni di prezzo, positive e negative, in valuta locale, sono effettivamente trascurabili.

Strategia di marketing intelligente o fuorviante? A voi la parola!

Via | MacStories

Lo scorso mercoledì ha segnato una giornata davvero importante per Apple che, per la prima volta, ha apportato una serie…

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