Pentile o RGB. Facciamo il punto sulle tecnologie che costituiscono gli schermi dei nostri device | Approfondimento iSpazio

Lo spunto per quest’articolo mi è stato fornito direttamente dal portavoce di Samsung USA, tale Philip Berne che, approfittando del palco del CTIA, (associazione internazionale dell’industria delle telecomunicazioni wireless) ha spiegato i motivi all’origine della scelta di dotare il nuovo superfighissimo Samsung Galaxy S3 di uno schermo Pentile. Una pecca che ha fatto storcere il naso a molti (portando, probabilmente, alla necessità di questa rettifica di Philip Berne). Già, ma che diavolo è uno schermo PenTile? Polemiche fondate o solita fanboy war? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

 

Partiamo dalle dichiarazioni: secondo questo portavoce Samsung la scelta di utilizzare una matrice PenTile (similarmente a quanto fatto sul Galaxy Nexus) va ricercata nella scelta da parte di Samsung della ricerca della massima longevità della vita del display. Purtroppo, come molti di voi sapranno, la tecnologia OLED soffre di questo grosso problema. Tra l’anodo e il catodo di un pixel OLED, infatti, viene posto un materiale organico che, attraversato da corrente elettrica, sprigiona radiazione luminosa. Il problema è che questa materia organica tende a degradarsi col tempo, rendendo via via meno brillanti i colori dello schermo stesso. Secondo Samsung, infatti, i sub-pixel blu si degradano più in fretta di quelli rossi e verdi, scelta che avrebbe costretto Samsung ad utilizzare uno schema “Pentile”, dotato della metà dei subpixel blu rispetto ad una normale matrice RGB standard. Il portavoce ha dichiarato, inoltre, di come Samsung si sia impegnata a rimpicciolire i solchi nella matrice subpixel, riducendo ulteriormente l’effetto “granuloso” del PenTile quando si guardano i colori da una certa angolazione. La scelta – secondo il portavoce-  non sarebbe, quindi, di ordine economico, dato che produrre diplay S-AMOLED ad alta densità di pixel con l’attuale metodo Fine Metal Mask (FMM) per il layout PenTile, costerebbe molto più della tecnologia Laser Induced Thermal Imaging (LITI) utilizzata in precedenza.

Innanzitutto andiamo a vedere in cosa consiste la tecnologia Pentile RGBG. Per farlo utilizziamo degli ingrandimenti fatti al microscopio dai ragazzi di Engadget.

Quella che vedete in foto è una matrice Pentile. Si tratta di un ingrandimento a 320X effettuata sugli schermi del nuovo Galaxy S3 e del “vecchio” Galaxy Nexus. Lo schema Pentile utilizza 2 soli sub-pixels per la formazione di  un pixel, a differenza dei 3 del classico schema RGB (rosso, verde, blu). I pixel di una matrice PenTile non sono quindi “autonomi” ma necessitano dei pixel vicini per mixare i tre colori fondamentali e creare la giusta tonalità di colore. Il principio alla base del funzionamento di questa tecnica, molto arguto tra l’altro, è stavo sviluppato dalla Nouvoyance, acquisita nel 2008 da Samsung. Esso si basa sulla maggiore sensibilità dell’occhio umano sui “verdi” (noterete come i pixel blu siano la metà, il che spiega la scelta di Samsung di preservare la vita del proprio schermo utilizzando una matrice che contenga un numero minore di questi diodi, che si degradano significativamente entro 18 mesi -dichiara Samsung-) in confronto ai toni più “freddi”.

Questa grafica, realizzata tra l’altro da Samsung stessa qualche tempo fa, mostra come questa quantità minore di sub-pixels possa influire sulla nitidezza dell’immagine. Questo costringe di fatto i produttori ad utilizzare questo schema in presenza di schermi dall’elevato numero di dpi (numero di pixel per pollice). Più i pixel sono “fitti”, più questa differenza risulterà impercettibile all’occhio umano. Motivo per il quale il display del Galaxy S3 non difetterà certamente in qualità e definizione dall’alto dei suoi 1.843.200 di sub-pixels disposti su una diagonale di 4,8 pollici. Nota cuoriosa, iPhone 4 ha lo stesso identico numero di sub-pixels disposti ovviamente su una superficie discretamente minore. La differenza del risultato sarà apprezzabile solamente da qualche occhio fino, ma c’è.

Da questa foto possiamo notare le varie differenze riguardo alla realizzazione dei vari display di casa Samsung. A termine di confronto proponiamo anche un’ingrandimento dello schermo dell’HTC One X. Display, come potete vedere, chiaramente RGB. In un display RGB ogni pixel, come abbiamo già detto, viene generato dai tre sub-pixel fondamentali. In un display LCD RGB i pixel creano una sorta di “maschera di oscuramento” -perdonate l’estrema semplificazione- alla luce proveniente dalla lampada di retroilluminazione. Quando i pixel vengono tutti e tre oscurati completamente il pixel risultante sarà nero (la lampada, sempre accesa, ovviamente andrà ad incidere negativamente sulla profondità del nero e sul contrasto) al contrario, i tre subpixel produrranno un pixel bianco. In questo profilo Flickr abbiamo trovato una foto che mostra, grazie a questa macro, il processo di formazione dell’immagine sullo schermo RGB di un iPhone 4.

Qual è, in definitiva, la soluzione migliore? Salomonicamente, la migliore soluzione non c’è. E, se c’è, è solo merito di azzeccate campagne di marketing. Samsung, nella scelta dello schema produttivo, ha dovuto sottostare a dei compromessi, a cui nessuno può esimersi in ingegneria e nel mondo dell’hi-tech. In questi campi raramente esiste LA soluzione migliore. E se c’è riguarda necessariamente solo degli aspetti e ne trascura altri. Ci sono i compromessi di natura economica , industriale e tecnologica. Gli stessi compromessi a cui deve sottostare, rimanendo in tema di display, anche Apple. Da una parte Samsung con questa scelta di uno schema PenTile sacrifica nitidezza e fedeltà cromatica in favore di una maggior durata della vita dello schermo, potendo contare, però, sulla tecnologia AMOLED che assicura anche contrasti imbattibili, profondità del nero eccezionali, bassi consumi e dimensioni contenute. Dall’altra parte c’è Apple che ha puntato tutto sull’adozione di pannelli LCD RBG IPS, il top in ambito consumer se parliamo di nitidezza e fedeltà cromatica (anche in condizioni di elevati angoli visivi) ma che certamente accusano il colpo in quanto a contrasto dell’immagine, consumi elevati, e dimensioni maggiori dovute alla presenza obbligata di una lampada di retroilluminazione. Onestamente quello che mi colpii maggiormente la prima volta che vidi iPhone 4 fu quella sensazione di nitidezza assoluta, quasi come ci fosse un adesivo stampato sullo schermo. Ma non si può negare la bellezza di vedere un vero NERO sui terminali AMOLED, è stupefacente avere una immagine a schermo completamente nera e non riuscire a capire se lo schermo sia andato in standby o stia semplicemente “visualizzando” quell’immagine.

E voi? Quale tecnologia preferite? Ai nostri lettori l’ardua sentenza.

Lo spunto per quest’articolo mi è stato fornito direttamente dal portavoce di Samsung USA, tale Philip Berne che, approfittando del palco…

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