Apple, Microsoft ed Adobe spiegano perché in alcuni Paesi i prodotti costano di più che in altri

Come ben sappiamo, i prodotti Apple (e di molte altre aziende), hanno costi diversificati in base alla nazione in cui vengono venduti. Certamente il prezzo varia a seconda delle imposte locali, ma non solo: in Australia in seguito delle molte lamentele ricevute, le 3 aziende hanno spiegato nel dettaglio il perché di questi rincari nel Paese.

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Dopo le continue lamentele degli australiani, Apple, Microsoft ed Adobe sono state obbligate a motivare la loro politica dei prezzi davanti ad un’apposita commissione parlamentale istituita dal Paese. Nel dettaglio i cittadini australiani pagano gli stessi prodotti in media il 50% in più rispetto a quanto paga un normale cittadino statunitense.

La commissione parlamentare ha fatto delle domande alle società ed eccovi quindi i punti principali sui prezzi e le relative motivazioni fornite.

Pip Marlow di Microsoft:

  • Si è rifiutato di commentare una particolare istanza riguardante il costo di un pacchetto software dal costo di $4136 in Australia (negli Stati Uniti il prezzo è di $2324).
  • Secondo il giornale locale The Australian, tale prezzo è dovuto ad un diverso tipo di concorrenza presente sul suolo australiano.
  • Ha inoltre dichiarato “i nostri clienti potranno votare con i propri portafogli” alludendo al fatto che se un prezzo non va bene agli australiani, essi non sono obbligati ad acquistare.

Paul Robson di Adobe:

  • Ha dichiarato che gli australiani hanno a loro disposizione un sito web di Adobe locale in modo da avere un servizio personalizzato. Questo però comporta un rincaro del 167% dei prezzi.
  • Il rincaro è dovuto alle spese di funzionamento, agli stipendi più elevati ed al bisogno di investire nei diversi canali di vendita australiani.

Tony King di Apple:

  • Alcuni prodotti sono nella stessa fascia di prezzo sia negli Stati Uniti che in Australia.
  • Ha ammesso i rincari presenti su iTunes, ma li ha motivati dicendo che è colpa delle etichette discografiche, le quali operano ancora secondo vecchie concezioni territoriali e quindi fanno variare i prezzi da Paese a Paese.

Ovviamente queste risposte non faranno piacere agli utenti australiani, in quanto si evince che nessuna azienda ha intenzione di cambiare la situazione al momento.

Anche se le motivazioni concesse sono scarse, possiamo però farci un’idea migliore dei costi che le multinazionali devono sobbarcarsi per poter operare in più nazioni. Esistono quindi disomogeneità legislative, costi di spedizione differenti, investimenti più o meno elevati da compiere in diversi campi.

Certamente alcune multinazionali “ci marciano sopra” molto spesso, ma sembrerebbe che al momento non ci siano alternative che possano migliorare la situazione di noi utenti.

Via | Engadget

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