Un esperto in biometria spiega come funziona il sensore di impronte digitali e come Apple potrebbe impiegarlo su iPhone

Dopo mesi di voci e speculazioni, sembra proprio che la killer-feature del prossimo iPhone sarà l’implementazione di un sensore di impronte digitali. Con questo approfondito articolo cercheremo di colmare la vostra sete di sapere rispondendo alla domanda più comune: Come funzionerà e per cosa potrebbe essere utile su un iPhone? 

sensore impronte digitali

Geppy Parziale ha voluto dire la sua. Esperto in biometria con oltre 15 anni di esperienza professionale nel riconoscimento delle impronte digitali, le sue invenzioni ed i brevetti a riguardo sono utilizzati da diverse agenzie governative. Insomma, con un curriculum simile il suo pensiero sarà a mio avviso certamente poco opinabile.

Secondo l’esperto, Apple introdurrà nel suo iPhone una tecnologia più raffinata rispetto a quelle più utilizzate, nota come touchless, che consente di “leggere” l’impronta senza che questa venga a contatto con un sensore. L’immagine dell’impronta viene registrata da una fotocamera ad alta sensibilità abbinata a una particolare illuminazione che consente di far risaltare i dermatoglifi (i disegni unici e diversi per ogni persona che risultano dall’alternarsi di creste e solchi nella pelle). Si tratta della soluzione più precisa (anche perché la pelle non viene deformata durante il processo) ma anche una delle più scomode e costose.

Il problema

Il problema principale però, è la durabilità di questo sensore, che a detta dell’esperto si danneggi con molta facilità: “lo strato protettivo sulla superficie del sensore non può essere troppo spesso, altrimenti gli elettroni non potranno fluire dal corpo e raggiungere la superficie metallica del sensore, necessaria a creare l’immagine dell’impronta. Quindi questo strato protettivo è sottile e può certamente essere utilizzato per allungare la vita del sensore, ma il suo continuo utilizzo distruggerà la superficie, rendendo il sensore inutilizzabile”.

Ora, un sensore che smette di funzionare può portare a due problemi. Il primo, più fastidioso, è quello del falso negativo: un utente cerca di sbloccare il proprio dispositivo, ma il sensore non riconosce la sua impronta. Il secondo, decisamente più pericoloso, è quello del falso positivo: una persona esterna è in grado di sbloccare il dispositivo perché il sensore pensa che la sua impronta sia quella del proprietario del dispositivo.

Ovviamente lo sblocco del proprio telefono non è l’unico problema. Immaginate una app, come quella di PayPal, che invece di chiedere la password per confermare un pagamento si limita a riconoscere l’impronta digitale dell’utente.

La soluzione

Se ci pensate bene, ne abbiamo parlato giusto appunto due giorni fa: Apple ha pensato bene di progettare una copertura in zaffiro per proteggere il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali, che sarà montato sotto il pulsante Home. Inoltre, proprio per alloggiare il sensore, Apple sembrerebbe aver pensato proprio a tutto cambiandone la forma, passando da una curva concava ad una convessa.

“Un pulsante Home convesso lo renderebbe ancora più facile da graffiare, per questa ragione è necessario un materiale così duro. Credo che Apple passerà dalla plastica allo zaffiro, la cui durezza è seconda solo a quella del diamante. Lo zaffiro proteggerà il pulsante Home dai graffi e il sensore delle impronte digitali dai graffi”.

Sblocco del telefono o pagamenti sicuri sono solo due delle ipotesi per le quali Apple potrebbe aver deciso di implementare un sensore del genere. Secondo voi per cos’altro potrebbe essere utilizzata una tecnologia simile?

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