Tim Cook viene definito lo Steve Ballmer di Apple

L’esperto del mondo tech, nonché docente ed imprenditore, Steve Blank ha scritto un articolo sul suo sito web in cui lancia un interessante parallelo tra il CEO di Apple Tim Cook e Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft dal 2008 al 2014. La domanda è: Tim Cook è davvero uno Steve Ballmer 2.0?

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L’articolo prende il via elecando le cinque categorie in cui Microsoft non ha raggiunto grandi risultati a causa di Ballmer e della sua incapacità di individuare il trend giusto su cui puntare:

«Nonostante gli importanti risultati finanziari di Microsoft, come CEO della società Ballmer ha fallito nell’individuare e portare avanti i cinque più importanti trend tecnologici del 21° secolo:

  • Ricerca sul web – perdendo contro Google
  • Smartphone – perdendo contro Apple
  • Sistema operativo per dispositivi mobili – perdendo contro Google/Apple
  • Media – perdendo contro Apple e Netflix
  • Cloud – perdendo contro Amazon

Microsoft ha salutato il 20° secolo possedendo oltre il 95% dei sistemi operativi per computer. Quindici anni e 2 miliardi di smartphone spediti nel 21° secolo e la quota di mercato del sistema operativo mobile di Microsoft è all’1%. […] Un CEO preparato ed intelligente come Ballmer ha perso in tutti i settori prima elencati. Perché?»

Con Ballmer alla guida, Microsoft ha raggiunto ottimi risultati finanziari, triplicando le vendite e raddoppiando i profitti da 9 a 22 miliardi di dollari. Ciò ha permesso a Ballmer di mantenere il suo ruolo per diversi anni. Con risultati economici come questi, è difficile che un consiglio d’amministrazione decida di cambiare “pilota”.

Secondo Blank, questo è quello che sta succedendo ad Apple, con Tim Cook alla guida del timone. Per l’esperto, infatti, solo ai tempi di Steve Jobs la società è riuscita a reinventarsi, e non una sola volta:

«Tra il 2001 e il 2008, Jobs ha reinventato la società per tre volte. Ogni trasformazione, dall’avvio di canali di distribuzione diversi da computer, allo stravolgere il business musicale con iPod e iTunes nel 2011; all’iPhone nel 2007; all’App Store nel 2008, che ha portato ad un’aumento dei ricavi di rilievo.

Queste non erano solo transizioni di prodotti, ma di radicali modelli di business – nuovi canali, nuovi clienti e nuovi mercati – e nuova enfasi sulle differenti parti dell’organizzazione (il design è diventato più importante dello stesso hardware, e nuovi esecutivi più importanti di quelli correnti).»

E sulla guida di Tim Cook:

«Tim Cook è alla guida di Apple da cinque anni, abbastanza per rendere questa la sua società più che di Steve Jobs. Il parallelo tra Gates e Ballmer, e Jobs e Cook è inquietante. Apple, con Cook, ha raddoppiato i ricavi e i suoi profitti. […] L’iPhone continua con i suoi aggiornamenti annuali e i suoi miglioramenti incrementali. Eppure, in cinque anni l’unica vera “novità” è stato l’Apple Watch.»

Ciò che è sotto gli occhi di tutti è che Apple sembra concentri quasi tutte le sue attenzioni su iPhone, senza alcun dubbio il suo prodotto di maggior successo. Altri dispositivi sembrano invece essere stati “abbondanti”, come iMac e MacBook. Ma proprio su quest’ultimo punto, la società di Cupertino potrebbe (speriamo) stupirci questa sera, con l’evento “Hello Again”.

Un esempio potrebbe essere anche l’iPad, tablet lanciato con Steve Jobs, un anno prima della sua scomparsa. In questi anni il dispositivo è cambiato effettivamente poco, alcune novità dal punto di vista estetico, e aggiunte come l’Apple Pencil e le tastiere per i modelli Pro. Novità sicuramente interessanti, innovative ed utili, ma il “punto morto” sembra essere il sistema operativo. È opinione di molti che, soprattutto con gli ultimi iPad arrivati sul mercato, iOS sia un sistema operativo “limitante”, non adattato ad un dispositivo proposto come una valida alternativa ad un notebook con OS completo (macOS e Windows per intenderci). Da questo punto di vista, effettivamente, c’è stata poca innovazione.

Blank ha poi analizzato anche Siri, assistente vocale di iOS. In “scontri” con servizi rivali come Google Assistant e Amazon Alexa, quello di Apple sembra essere l’assistente vocale “meno smart” di tutti:

«Il problema è che un CEO proveniente dalla gestione delle catene di produzione, che ha poca passione per i prodotti e che deve ancora articolare la propria visione personale sul futuro di Apple, porta avanti un modello di business sicuro e privo di scommesse.»

È proprio questo il paragrafo in cui Blank “rivela” cosa c’è di sbagliato nella Apple di oggi. La società di Cupertino può contare su talento e risorse, ma a mancare è il coraggio di dare una scossa al mercato, di rompere le regole. Manca insomma la figura di Steve Jobs, che ha saputo rivoluzionare più di un settore del mercato tecnologico. La società di Cupertino sembra non essere più quella di una volta nel momento in cui deve presentare prodotti mai realizzati prima. Prendiamo ad esempio il primo Apple Watch, la cui interfaccia, inizialmente con molte lacune, è stata migliorata solo con i successivi aggiornamenti.

Per molti sono pochi, ma per Steve Blank i cinque anni di Tim Cook sono abbastanza per dare un giudizio sulla Apple dei giorni nostri. La società di Cupertino ha raggiunto con Cook grandi risultati economici, ma dal punto di vista dei prodotti? L’attuale CEO è un limite per Apple? Voi cosa ne pensate?

Via | AppAdvice

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