Perché Siri è in fase di ‘Beta’ ancora oggi?

Siri è stata la caratteristica esclusiva di iPhone 4S, uno dei motivi predominanti che hanno causato il passaggio degli utenti dai vecchi modelli al nuovo. Nonostante sia stato ampiamente pubblicizzato da Apple e nonostante la stessa abbia capitalizzato milioni grazie a questa feature, Siri è definita ancora in fase di “beta”, vediamo perché.

siribeta

Il termine “Beta” è stato coniato negli anni ’50 da IBM ed aveva, allora un motivo ben preciso: un prodotto era in fase di “Alpha” quando ancora non era stato annunciato, mentre entrava in “Beta” quando era stato annunciato ma non ancora venduto.

In pratica per “Beta test” si intendevano tutte quelle prove che si effettuavano sul prodotto quando ancora questo non era stato rilasciato al pubblico, chiamando in causa anche alcuni utenti selezionati dalla stessa azienda.

Al giorno d’oggi la parola “Beta” può avere tantissimi significati a discrezione della società che lo utilizza. Non c’è un criterio né qualche cavillo legale legato all’utilizzo della parola, quindi le aziende hanno carta bianca. In pratica Apple può definire lo stato di “Beta” per Siri anche se questo è apparentemente completo, solamente per sfuggire a denunce formali per via di problemi di funzionamento non espressamente dichiarati.

La cosa buffa è che Apple non accetta esplicitamente le applicazioni sui suoi store in fase di beta, vietando anche parole come “demo”, “trial”, “test”. In questo modo impedisce ai propri sviluppatori di fare quello che lei stessa fa tranquillamente da anni. Consci delle regole ferree di Apple, gli sviluppatori sono spesso costretti a rilasciare tacitamente le proprie applicazioni in fase di beta (che per forza di cose deve essere effettuata da un gran numero di persone su diversi dispositivi) senza esplicitarlo nella descrizione, andando in contro a potenziali critiche e denunce, dalle quali invece Apple si tutela efficacemente introducendo la dicitura “beta”.

La società di Cupertino è già stata citata in giudizio da un uomo newyorkese chiamato Frank Fazio, sostenendo che gli spot della campagna pubblicitaria di iPhone 4S che riguardavano l’utilizzo dell’assistente personale portavano un messaggio “fuorviante ed ingannevole”.

Apple ha ritenuto opportuno utilizzare la parola “Beta” per riuscire a liberarsi delle accuse, definendo Siri un prodotto incompleto e con potenziali errori, come espressamente sottolineato dalla parolina magica utilizzata. Il fatto strano è che Fazio non aveva denunciato Apple perché Siri aveva difetti, ma perché l’azienda di Cupertino capitalizzava miliardi di dollari su un prodotto che in realtà non faceva quello che avrebbe dovuto, in base a quanto riferito negli spot.

Tuttavia, il tribunale ha invalidato l’accusa: gli spot televisivi di Siri non mostravano nulla che l’assistente non potesse fare, non era “pubblicità ingannevole”.

Questo è il primo caso nella storia in cui la parola “Beta” viene utilizzata in un procedimento legale nonostante non abbia alcuna validità giuridica. Del resto esiste un altro prodotto di successo come iPhone 4S e Siri che viene pubblicizzato per alcune delle sue feature in fase di beta?

In definitiva, Siri è un servizio inizialmente sviluppato per il Pentagono nel maggio 2003. Sono passati quasi dieci anni da allora ed ancora si trova in fase di beta. Sei anni dopo, gli sviluppatori hanno realizzato un’applicazione privata per sfruttare la tecnologia sui dispositivi mobile: Siri era su App Store, come tutti sappiamo, prima del perfezionamento dell’acquisto da parte di Apple, tre anni fa.

È stata ufficialmente annunciata come caratteristica di iPhone 4S il 4 ottobre 2011, circa un anno e mezzo fa. Siri ha 10, 6, 3 o quasi 2 anni, in base a dove si comincia a “contare”.

Quanto durerà questa fantomatica fase di “beta”? Un comportamento del genere è in malafede, incoerente ed ipocrita da parte di Apple.

Le considerazioni svolte nell’articolo sono state effettuate dal sito Cult Of Mac e riteniamo che valga la pena riportarle anche sulle nostre pagine. L’articolo è stato concluso con una chiarissima espressione che evidenzia tutta la situazione:

“Comunque, se non siete d’accordo con questo articolo non criticatelo. È ancora in fase di beta!”

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