Dopo 5 anni, si è conclusa una controversia legale che vede Google colpevole di aver copiato la “sandbox” all’interno del proprio browser Chrome.

La sandboxing, serve a limitare il campo d’azione delle applicazioni in maniera tale da non creare conflitti al sistema operativo. Nel caso di Chrome, Google ha utilizzato lo stesso principio applicandolo però alle singole schede aperte nel browser. Limitare il confine d’azione di ogni scheda, previene crash, blocchi e protegge tutti i dati contenuti nel browser o in altre schede, che non vengono condivisi con quella “pericolosa”.

Si è scoperto che la sandboxing all’interno di un browser era già stata brevettata e quindi Google dovrà pagare 20 milioni di dollari.