Per celebrare il prestigioso traguardo del 50° anniversario di Apple, l’azienda ha invitato Ben Cohen del Wall Street Journal presso l’Apple Park per un incontro speciale con il CEO Tim Cook.
L’occasione ha permesso di ripercorrere mezzo secolo di innovazione attraverso materiali d’archivio rari, alcuni dei quali inediti persino per lo stesso Cook.
Durante l’incontro, Cook ha esaminato cimeli storici che includevano il primo brevetto depositato da Apple per l’Apple II, l’iPod originale del 2001, prototipi e componenti dei primi iPhone e l’Apple Watch indossato dal CEO sul palco durante l’annuncio ufficiale del dispositivo. Cook ha ammesso di aver visto molti di questi oggetti per la prima volta proprio durante i preparativi per le celebrazioni di questo mese.

Alla domanda su quale sia stato il suo momento preferito in Apple, Cook non ha avuto dubbi: il lancio dell’iPhone. Il CEO ha spiegato che il telefono era un oggetto che chiunque in azienda utilizzava quotidianamente, ma con frustrazione:
“Stavamo usando gli smartphone di quella generazione ed era un’esperienza terribile. Amo il fatto che, all’improvviso, si avesse questa interfaccia tattile che funzionava esattamente come la propria mente”.
Nonostante Cook abbia evitato di commentare i prodotti futuri, ha suggerito che il prossimo grande successo di Apple nascerà “dall’intersezione tra hardware, software e servizi”. Il CEO ha inoltre evitando sulle voci riguardanti il suo imminente pensionamento, dichiarando:
“La mia risposta è che quando arriverà quel giorno, lo saprò”.

I festeggiamenti per i dipendenti sono culminati domenica sera con un concerto di Paul McCartney, mentre oggi Cook ha inviato una lettera a tutto il personale.
Nel testo, il CEO ha citato alcune potenti parole di Steve Jobs sull’influenza che i singoli possono avere sul mondo:
“Quando cresci, tendi a farti dire che il mondo è così com’è. Ma la vita può essere molto più ampia una volta scoperto un semplice fatto: tutto ciò che ti circonda e che chiami vita è stato creato da persone che non erano più intelligenti di te. Puoi cambiarlo, puoi influenzarlo, puoi costruire le tue cose che gli altri possono usare. Una volta imparato questo, non sarai più lo stesso”.
Cook ha proseguito sottolineando come questo spirito abbia guidato Apple dal 1976:
“Siamo qui per fare il miglior lavoro della nostra vita e per andare oltre ciò che ognuno di noi potrebbe fare da solo. Per far parte di una cultura che ci spinge a restare curiosi, a collaborare in modo profondo, a pretendere l’eccellenza da noi stessi e dalle persone che ci circondano e a credere, con tutto il cuore, che possiamo fare l’impossibile”.
Nella sua lettera, il CEO ha anche evidenziato l’evoluzione incredibile dell’azienda:
“Cinquant’anni fa c’era un solo prototipo di computer in un garage. Oggi ci sono 2,5 miliardi di dispositivi Apple attivi nelle mani di persone in ogni angolo del pianeta, che li usano per creare, comunicare, imparare e connettersi in modi che allora sembravano inimmaginabili”.
“Per quanto sia straordinario riflettere sugli ultimi cinquant’anni”, ha concluso Cook, “quello che mi entusiasma di più è ciò che verrà dopo. Le opportunità che abbiamo davanti sono tra le più grandi che abbiamo mai visto e non c’è squadra al mondo meglio posizionata per coglierle.
Grazie di tutto e brindiamo ai prossimi cinquant’anni”.




































































































































































































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