Mentre i colossi della Silicon Valley investono decine di miliardi di dollari in infrastrutture e data center, Apple sta già raccogliendo i frutti economici dell’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa.
Secondo i dati della società di analisi AppMagic, ripresi dal Wall Street Journal, l’azienda di Cupertino ha incassato quasi 900 milioni di dollari nel 2025 grazie alle commissioni dell’App Store derivanti dalle applicazioni IA.
Il risultato appare particolarmente significativo se confrontato con la posizione di Apple nella corsa allo sviluppo di modelli proprietari. Nonostante un rollout di Siri sensibilmente più lento rispetto alla concorrenza, la società guidata da Tim Cook è riuscita a capitalizzare la popolarità dei software di terze parti, agendo di fatto come un intermediario essenziale per la distribuzione di queste tecnologie.
La quota principale di questi ricavi proviene da ChatGPT. I download dell’app di OpenAI e i successivi abbonamenti sottoscritti dagli utenti hanno generato circa il 75% del totale delle commissioni incassate da Apple. Al secondo posto, con un distacco netto, si posiziona Grok di Elon Musk, che ha contribuito per il 5% ai ricavi complessivi del settore.
Il successo finanziario di Apple in questo ambito risiede nella sua posizione dominante sul mercato degli smartphone. La maggior parte degli sviluppatori di AI deve necessariamente passare per l’App Store per raggiungere il grande pubblico, permettendo ad Apple di trattenere una commissione che arriva fino al 30% sugli abbonamenti.
A differenza di Microsoft, Amazon e Meta, che hanno riversato capitali immensi nel settore senza ancora mostrare profitti certi, Apple ha mantenuto una spesa in conto capitale relativamente contenuta. La strategia della società si è concentrata maggiormente sull’integrazione dell’AI direttamente sui dispositivi piuttosto che sulla costruzione di massicci centri di calcolo basati su GPU.

Per colmare il divario tecnico della propria infrastruttura, Apple ha stretto un accordo con Google affinché il modello Gemini alimenti la versione rinnovata del proprio assistente virtuale. Sebbene i termini economici non siano ufficiali, alcune indiscrezioni suggeriscono un costo annuo di circa un miliardo di dollari per permettere ad Apple di accedere a un modello da 1,2 trilioni di parametri.
La situazione attuale delinea un curioso scenario finanziario: se da un lato Google versa circa 20 miliardi di dollari l’anno per restare il motore di ricerca predefinito su iPhone, ora una parte di quel flusso di denaro sta iniziando a tornare verso Mountain View. Tuttavia, per molti investitori, la posizione di Apple resta privilegiata.
Charles Rinehart, chief investment officer di Johnson Asset Management, ha dichiarato al Wall Street Journal:
“Se Apple può agire da casello autostradale per i fornitori di IA, allora probabilmente ne trarrà vantaggio a lungo termine”.
Le previsioni per l’anno in corso indicano che Apple è sulla buona strada per superare il miliardo di dollari di ricavi derivanti esclusivamente dalle app di intelligenza artificiale generativa, consolidando un modello di business che premia il controllo sulla distribuzione hardware.
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