In futuro, gli utenti Apple dovranno aspettarsi sempre più funzioni a pagamento e pacchetti in abbonamento, simili a quelli già visti con Apple Creator Studio. A sostenerlo è Mark Gurman nella sua newsletter Power On, in cui afferma di credere che Apple stia analizzando praticamente ogni area dei suoi software e servizi per individuare nuove opportunità di monetizzazione.
Molto dipenderà, ovviamente, da come questi abbonamenti verranno strutturati. Apple One, ad esempio, si è rivelato piuttosto popolare e generalmente percepito come conveniente. Creator Studio, dal canto suo, rappresenta un buon affare per chi utilizza intensamente Final Cut Pro e Logic Pro, ma introduce anche una novità per Apple: funzioni esclusive a pagamento e banner pubblicitari all’interno di applicazioni storicamente gratuite come Pages, Keynote e Numbers.
La crescente centralità dell’intelligenza artificiale offre ad Apple una motivazione credibile per giustificare nuovi servizi premium. Creator Studio, per esempio, include strumenti di generazione di immagini e presentazioni basati su tecnologie AI che sfruttano infrastrutture esterne. Inoltre, da tempo circolano voci su un possibile servizio Apple Health+ potenziato dall’intelligenza artificiale.
Allo stesso tempo, però, è necessario mantenere un equilibrio delicato. Un’eccessiva proliferazione di funzioni a pagamento rischia di compromettere la sensazione di “prodotto premium” che da sempre contraddistingue l’ecosistema Apple. Un esempio evidente è l’espansione continua della pubblicità all’interno dell’App Store, che per alcuni utenti ha già superato il limite della tollerabilità.
Già oggi si notano differenze marcate tra le app di sistema e le versioni incluse in Creator Studio. Image Playground, per esempio, è meno avanzata della funzione “Genera immagine” disponibile in Pages e Keynote per gli abbonati. Allo stesso modo, strumenti come Magic Fill in Numbers sembrano funzioni che in passato sarebbero state introdotte come semplici vantaggi dell’ecosistema Apple e non come parte di un pacchetto premium.
Nel frattempo, pagare per avere più spazio su iCloud è diventato quasi la norma per molti utenti, con il piano gratuito da 5 GB che non è stato modificato dal debutto di iCloud nel 2011.
La domanda, ora, è inevitabile: quali saranno i prossimi servizi a pagamento e dove Apple deciderà di tracciare il confine tra valore aggiunto e sovraccarico di abbonamenti?























































































































































































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