Durante l’ultima conference call sui risultati finanziari, Tim Cook non ha voluto escludere un possibile aumento dei prezzi dei prodotti Apple, evitando accuratamente di prendere impegni pubblici su come l’azienda affronterà il forte rialzo dei costi dei chip di memoria.
Più analisti hanno incalzato l’amministratore delegato chiedendo se Apple sia disposta ad assorbire l’aumento dei costi o se, per la prima volta dopo anni, potrebbe trasferirli sui consumatori. La risposta di Cook è stata volutamente prudente, ma significativa.
Alla domanda diretta su un possibile utilizzo della leva dei prezzi, Cook ha risposto così:
D: Per quanto riguarda il prezzo della memoria, vorrei avere ulteriori informazioni. Comprendo che ci siano diverse opzioni disponibili. Storicamente, Apple non ha mai utilizzato la leva dei prezzi, se non per motivi valutari. Tuttavia, considerando l’attuale aumento senza precedenti dei costi della memoria, sarebbe opportuno considerare l’uso di questa leva strategica?
R: Preferisco non approfondire ulteriormente questo argomento.
Una risposta evasiva, ma che dice molto. Se Apple avesse voluto escludere categoricamente aumenti di prezzo per i modelli in arrivo, avrebbe probabilmente colto l’occasione per rassicurare investitori e mercato.
Il contesto, del resto, è complesso. Apple è storicamente abilissima nel difendere i propri margini, sfruttando il suo enorme potere contrattuale con i fornitori. Tuttavia, l’attuale boom dell’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del gioco, generando una domanda senza precedenti di chip DRAM e NAND destinati ai server AI.
Secondo analisti citati dal Wall Street Journal, l’aumento dei costi è destinato a essere drastico. Sravan Kundojjala, analista della società di ricerca SemiAnalysis, è molto diretto:
“Apple è sicuramente sotto pressione.”
Ancora più esplicite le stime di Mike Howard, analista di TechInsights:
“Il tasso di crescita dei prezzi della memoria è senza precedenti. Entro la fine dell’anno, il prezzo della DRAM quadruplicherà rispetto ai livelli del 2023, mentre quello della NAND aumenterà di oltre il 200%.”
Howard stima che Apple potrebbe arrivare a pagare circa 57 dollari in più solo per i chip di memoria utilizzati nel modello base di iPhone 18, rispetto all’iPhone 17. Considerando che l’iPhone 17 parte da 799 dollari (979 euro in Italia), si tratta di un incremento tutt’altro che marginale sul costo complessivo di produzione.
Apple accetterà una riduzione dei margini pur di mantenere i prezzi stabili, oppure preparerà il terreno a rincari graduali sui prossimi modelli?
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