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Facebook multata di 110 milioni di euro dall’UE per la condivisione dati con Whatsapp

Facebeook multata dall’Antitrust dell’Unione Europea per aver negato la possibilità di trasferimento dati degli utenti Whatsapp sul social.

Facebook, al momento di acquisire Whatsapp, aveva assicurato che non sarebbe stato possibile trasferire i dati dall’applicazione di messaggistica al social network cosa che invece si è verificata due anni dopo.

Secondo la Commissione, al momento dell’acquisto di Whatsapp, Zuckerberg aveva assicurato di non poter trasferire i dati degli utenti.

Era il febbraio del 2014 quando Facebook, sborsando 19 miliardi di dollari, acquisiva Whatsapp, l’applicazione di messaggistica più diffusa.

In un confronto con la Commissione UE, Mark Zuckerberg assicurava che non sarebbe stato possibile collegare i profili social con quelli dell’applicazione di messaggistica. Forse lo ignorava ma, quasi certamente, imbrogliava.

Dopo l’assicurazione, al momento di notificare l’acquisizione, lo ha ribadito nuovamente quando è stato interrogato dalla Commissione.

Due anni dopo, nell’agosto 2016, sono stati aggiornati i termini del servizio in cui veniva disposto l’incrocio dei dati. Un collegamento tra numero di telefono e profilo social.

Alla luce dei fatti la commissione UE ha indagato e scoperto la fattibilità dell’operazione già dal momento dell’acquisizione.

Quindi il tentativo di Zuckerberg è stato un semplice bluff in cui l’UE era caduta.

Da qui la sanzione di 110 milioni di euro, a dimostrazione che le società devono rispettare le regole stilate dall’Unione Europea che comprendono l’obbligo di fornire informazioni corrette.

La Commissione avrebbe potuto anche scegliere di multare il social network per l’1% del fatturato riferito al 2016 con una sanzione di oltre 250 milioni di euro.

Ma l’azienda è stata collaborativa e questo ha contribuito ad ammorbidire la posizione.

Soltanto pochi giorni fa il Garante della concorrenza e dei mercati aveva multato Whatsapp per 3 milioni di euro per aver costretto gli utenti ad accettare le condizioni d’uso credendo che, senza la condivisione dei dati, sarebbe stato impossibile usare l’applicazione.

Via | Repubblica

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