Gli ufficiali delle forze dell’ordine stanno prendendo in considerazione alcune proposte che obbligherebbero le aziende del settore tecnologico ad inserire backdoor nei propri sistemi operativi. La motivazione è molto semplice, tali backdoor permetterebbero infatti alle agenzie investigative di accedere a smartphone e tablet per raccogliere informazioni riguardanti un crimine, anche se protetti con password.

Si tratta di un argomento al centro di una accesa discussione nata dopo il 2016, in particolare dopo la disputa tra Apple ed FBI. Quest’ultima chiese infatti all’azienda di Cupertino di realizzare una particolare versione di iOS che avrebbe permesso l’accesso allo smartphone (un iPhone 5c) del terrorista Syed Farook, autore della strage di San Bernardino. Una richiesta non accolta però da Apple, in quanto un software del genere avrebbe potuto mettere in pericolo potenzialmente la privacy di tutti gli utenti iOS.

In risposta a tale nuova indiscrezione, Craig Federighi di Apple ha concesso un’intervista al The New York Times. Il Software Engineering Chief del colosso tech ha ribadito che indebolire in questo modo le misure di sicurezza dei dispositivi iOS sarebbe un terribile errore:

Le proposte che includono il fornire le key per accedere ai dati memorizzati sui dispositivi a tutti tranne che agli utenti comporterebbero pericoli e indebolirebbero la sicurezza dei prodotti. Indebolire la sicurezza non ha alcun senso quando tieni conto che gli utenti si affidano ai nostri prodotti per mantenere al sicuro le proprie informazioni, portare avanti i propri affari e addirittura gestire infrastrutture essenziali come sistemi energetici e di trasporto.

Apple ha costantemente portato avanti il concetto della necessità di migliorare le misure di sicurezza dei dispositivi per stare sempre un passo avanti ad hacker e malintenzionati. Durante la disputa con al centro l’iPhone 5c di Farook, l’azienda di Cupertino si è rifiutata di inserire una backdoor nel dispositivo perché un tool del genere sarebbe potuto cadere (anche) in mani di esponenti esterni al governo statunitense.

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