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TIDAL avrebbe gonfiato i numeri su abbonati e ascolti in streaming: il servizio nega e avvia le indagini

Tidal ha comunicato di aver dato via alla indagini per i dati aziendali trafugati e ottenuti da un quotidiano norvegese, riporta Variety. Il Dagens Næringsliv ha accusato il servizio musicale in streaming di aver gonfiato sia il numero degli abbonati che quello delle riproduzioni di importanti album in esclusiva, come Lemonade di Beyoncé e Life Of Pablo di Kanye West. I dati pubblicati sono stati trovati su un hard drive che il quotidiano ha ottenuto in modi ancora poco chiari.

TIDAL si sta chiaramente difendendo dalle accuse, e ha comunicato di aver avviato le indagini per scoprire in che modo siano trapelati questi preziosi dati aziendali. «Rifiutiamo e neghiamo quanto riportato da Dagens Næringsliv. Quando abbiamo appreso di una potenziale breccia nei nostri dati, abbiamo tempestivamente iniziato a seguire più strade per scoprire cosa fosse successo», ha dichiarato il CEO di TIDAL Richard Snaders in un comunicato rilasciato a Variety.

Il servizio in streaming avvierà anche azioni legali, ed ha assunto una società esterna di cybersicurezza per “effettuare una revisione su quanto accaduto e per migliorare la sicurezza e l’integrità dei dati“.

Le accuse del giornale norvegese si baserebbero quindi su dati reali, ma ciò non è stato confermato. Giusto per farsi un’idea, tuttavia, è possibile fare un esempio. TIDAL ha comunicato che Life Of Pablo di Kanye West è stato ascoltato in streaming 250 milioni di volte nei primi 10 giorni di disponibilità. Considerando che al tempo gli abbonati erano 3 milioni, dovremmo pensare che, per ottenere il risultato comunicato dall’azienda, ogni singolo abbonato abbia ascoltato l’intero album 8 volte al giorno.

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