Notizie

Il capo dell’antitrust mette in guardia l’UE sulle possibili conseguenze delle norme contro le big tech

Margrethe Vestager afferma che le norme contro le grandi aziende tecnologiche potrebbe portare una serie di grandi conseguenze.

Il capo dell’antitrust dell’UE, Margrethe Vestager, afferma che la disgregazione delle grandi società tecnologiche come Apple e Google, potrebbe comportare gravi conseguenze.

Queste sono dichiarazioni sorprendenti, poiché negli ultimi anni Vestager ha spinto per avviare indagini antitrust contro aziende come Apple, Google e Amazon. Ad esempio, è stato Vestager a guidare l’ appello dell’UE contro una sentenza del tribunale che ha ribaltato la prima sentenza contro Apple per il mancato pagamento delle tasse in Irlanda.

Durante un dibattito sul futuro della regolamentazione di Internet all’interno dell’UE, ha osservato che, sebbene sarebbe “fattibile” forzare lo scioglimento delle grandi società tecnologiche secondo l’attuale legislazione dell’UE, potrebbe portare a una serie di gravi conseguenze. Una fra tutte, potrebbero essere le lunghe battaglie legali tra i regolatori europei e le stesse società tecnologiche.

I commenti hanno messo Vestager in contrasto con molti altri alti funzionari europei, tra cui il commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton, che hanno accennato fortemente al loro desiderio di forzare lo scioglimento delle grandi aziende tecnologiche in determinate circostanze.

Circa due settimane fa, i regolatori dell’UE, che stanno cercando nuovi poteri per controllare la Big Tech in Europa, hanno stilato una “lista nera”. Le società presenti in questa particolare lista saranno soggette a regole più rigorose nel tentativo di limitare il loro potere di mercato. Inoltre, queste aziende potrebbero dover affrontare nuove norme che potrebbero costringerle a essere più trasparenti sulle informazioni che raccolgono.

Un focus particolare sarà sulle cosiddette società “gatekeeper”, che hanno il potere di tenere i concorrenti lontani dalle loro piattaforme o di imporre condizioni per rendere loro più difficile competere. Spotify, ad esempio, accusa Apple di pratiche anticoncorrenziali perché consente agli utenti di Apple Music di iscriversi al servizio direttamente dall’app al termine di una prova gratuita.

Gli utenti di Spotify, al contrario, non possono farlo senza che il produttore di iPhone prenda una commissione del 30% riducendo drasticamente le entrate della società concorrente. Proprio per questo motivo, l’UE potrebbe costringere Apple a rendere l’App Store un’attività completamente separata.

Così facendo, Apple Music dovrebbe pagare la stessa commissione del 30%, oppure l’azienda potrebbe rimuovere completamente la commissione per tutte le app di musica in streaming.

Utilizziamo Link di Affiliazione Amazon che generano commissioni. Scopri cosa significa.

Se hai trovato interessante questo articolo, condividilo e fallo leggere anche ai tuoi amici:

Lascia un commento

Back to top button

Stai utilizzando un AdBlocker


iSpazio è un portale gratuito, supportato da Pubblicità. Non faremo mai pagare i nostri utenti per leggere le Notizie.

Le pubblicità su questo Blog non sono mai state di tipo invasivo e sono davvero poche, posizionate in maniera tale da non arrecare disturbo. Qui NON TROVERAI MAI Pubblicità Video, Pubblicità con riproduzione automatica oppure Pubblicità che si sovrappongono allo schermo!

Per tutti questi motivi, ti invitiamo a disattivare il tuo AdBlocker soltanto su questo sito per continuare la navigazione. Grazie di cuore!