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Google Allo: dalle stelle alle stalle nel giro di due mesi

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Google ha diversi mesi fa lanciato la sua nuova applicazione per la messaggistica, Allo. L’applicazione ha circa due mesi di vita, e dopo un’incredibile successo iniziale (forse dovuto alla curiosità degli utenti) sta ora velocemente finendo nel dimenticatoio.

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Google Allo è disponibile non solo per Android, ma anche per iOS. Alcuni punti forti del servizio sono sicuramente la possibilità di far comunicare utenti che utilizzando sistemi operativi diversi e il Google Assistant, assistente virtuale che può essere richiamato all’interno di una chat per chiedere informazioni e altro ancora.

Allo ha raggiunto l’incredibile risultato di 5 milioni di download nei primi cinque giorni di vita, ma nei successivi 55 non ha mantenuto lo stesso ritmo. Su App Store, ad esempio, non è presente nella classifica delle 150 applicazioni gratuite più scaricate, e non è segnalata nemmeno nella categoria “Social Network”.

Per quanto riguarda il suo “negozio” di riferimento, ovvero Play Store, si legge che l’applicazione raggiunge tra i 5 e i 10 milioni di download. Probabilmente Google si aspettava numeri maggiori, soprattutto dopo una presentazione davvero ben fatta, che aveva colpito anche il sottoscritto.

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Ma quali sono i motivi che hanno portato Google Allo ad essere dimenticata dagli utenti? La piattaforma di Big G ha due limiti importanti: è assente (al momento) un client web o software per Windows/macOS, e non permette di effettuare chiamate e/o videochiamate. Considerata l’agguerrita concorrenza (WhatsApp e Telegram), sono due fattori da tenere in seria considerazione.

Google Allo è graficamente molto curata, permette di personalizzare le conversazioni con sfondi e sticker (ultimi quelli su Animali Fantastici e Dove Trovarli), e offre Google Assistant, anche se attualmente supporta solo la lingua inglese.

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WhatsApp in primis, e Telegram, hanno conquistato già milioni di utenti e si aggiornano con un certa costanza per offrire nuove funzionalità. Google Allo potenzialmente potrebbe dare del filo da torcere alle due piattaforme leader del settore, ma al momento è ancora fortemente limitata.

Perché gli utenti dovrebbero quindi scegliere un servizio che al momento del lancio sembrava già “vecchio”?

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