Il debutto della nuova Siri basata sull’intelligenza artificiale di Google sembra improvvisamente più vicino. La partnership tra Apple e Google ha chiarito che molte delle future funzioni dell’assistente vocale saranno alimentate dai modelli Gemini, e il lancio di Gemini Personal Intelligence offre ora un’anteprima concreta di ciò che potremmo aspettarci.
Alcune delle capacità della nuova Siri erano già emerse durante la WWDC 2024 e in uno spot per iPhone 16 successivamente rimosso. L’arrivo della nuova funzione di Google consente però di passare dalla teoria a qualcosa di operativo, mostrando come un assistente AI possa combinare dati personali e fonti diverse per fornire risposte più articolate e contestuali.
Cos’è Gemini Personal Intelligence
Google ha lanciato una versione beta di quella che definisce Personal Intelligence. Il cuore della funzione è la capacità di Gemini di attingere a un insieme complesso di fonti per generare risposte, incluse informazioni personalizzate ricavate dalle app e dai servizi Google utilizzati dagli utenti.
“Personal Intelligence può recuperare dettagli specifici da testi, foto o video presenti nelle tue app Google per personalizzare le risposte di Gemini. Questo include Google Workspace, Google Foto, la cronologia di YouTube e i vari servizi di ricerca Google utilizzati, come Search, Shopping, News, Maps, Google Flights e Hotels.”
Nel caso di Apple, è facile immaginare un funzionamento analogo basato sulle app di sistema, come Mail, Calendario, Foto e Note, con i dati che restano all’interno dell’ecosistema dell’azienda.
Un esempio pratico di assistente davvero personale
Il responsabile di Gemini, Josh Woodward, ha raccontato un caso concreto che chiarisce l’approccio di Personal Intelligence. Doveva acquistare nuovi pneumatici per un minivan Honda del 2019 e, mentre era in fila in officina, si è reso conto di non ricordare la misura delle gomme. Ha chiesto aiuto a Gemini.
Il sistema non si è limitato a recuperare le specifiche, ma ha suggerito opzioni diverse in base all’uso quotidiano o alle condizioni climatiche, facendo riferimento a viaggi familiari individuati in Google Photos. Ha poi raccolto valutazioni e prezzi per ciascuna alternativa.
Poco dopo, al banco, gli è stato chiesto il numero di targa. Gemini lo ha estratto da una foto salvata e ha anche identificato l’allestimento specifico del veicolo cercando informazioni in Gmail. In pochi passaggi, tutte le informazioni necessarie erano disponibili.
Il tema delle allucinazioni e il controllo dell’utente
Uno dei rischi maggiori dei sistemi di intelligenza artificiale resta quello delle allucinazioni, un problema che si amplifica quando l’AI lavora su dati personali. Google afferma di aver affrontato la questione rendendo trasparente il processo decisionale del modello.
“Non dovrai indovinare da dove arriva una risposta: Gemini cercherà di fare riferimento o spiegare le informazioni utilizzate dalle fonti collegate, così potrai verificarle. Se una risposta non ti convince, puoi correggerla subito.”
È anche possibile chiedere una nuova risposta priva di personalizzazione, mantenendo così un maggiore controllo sul livello di utilizzo dei propri dati.
Opt-in e limiti chiari sull’accesso ai dati
Google sottolinea che Personal Intelligence è una funzione facoltativa. L’utente deve attivarla esplicitamente, scegliere quali app collegare e può disattivarla in qualsiasi momento.
“Il collegamento delle app è disattivato di default: sei tu a decidere se attivarlo, quali app includere e quando spegnerlo.”
L’azienda aggiunge che i dati non escono mai dall’ecosistema Google. Un’affermazione che può rassicurare o meno, ma che rende chiaro il modello seguito. Nel caso di Apple, l’accesso sarebbe limitato ai dati presenti nelle app e all’interno di iCloud.




























































































































































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