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Parlamento Europeo a Zuckerberg: «vuole essere ricordato come il creatore di un mostro digitale che distrugge la democrazia?»
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Parlamento Europeo a Zuckerberg: «vuole essere ricordato come il creatore di un mostro digitale che distrugge la democrazia?» 

Durante l’incontro tra Mark Zuckerberg e il Parlamento Europeo tenutosi ieri, Guy Verhofstadt, MEP (Model European Parliament) del Belgio, ha posto una brutale domanda al creatore di Facebook circa la sua eredità, ponendo un paragone scomodo (per Zuckerberg) con Steve Jobs e Bill Gates.

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«Deve chiedere a se stesso come sarà ricordato», ha affermato Verhofstadt. «Se come un dei tre giganti di Internet insieme a Steve Jobs e Bill Gates, che hanno arricchito il nostro mondo e le nostre società, oppure come un genio che ha creato un mostro digitale che sta distruggendo le nostre democrazie e le nostre società».

Restando in argomento, il MEP per la Germania Manfred Weber ha chiesto al CEO di Facebook di nominare almeno un’alternativa Europea al suo “impero“, che include anche applicazioni come WhatsApp e Instagram. «Io credo sia giunto il momento di discutere della rottura del monopolio di Facebook, perché è già troppo potere in una sola mano. Quindi le chiedo semplicemente, ed è la mia ultima domanda: può convincermi a non farlo?».

Prima di lanciare la bomba, il pesante paragone, Verhofstadt – riprendendo le parole di Weber – ha definito Facebook come un monopolio e ha chiesto a Zuckerberg se acconsentirebbe ad aprire i libri contabili del social network ai regolatori dell’antitrust, per determinare se l’azienda sia un monopolio o meno. «Lei [Zuckerberg] non può convincerlo, perché è una assurdità», ha dichiarato Verhofstadt riferendosi alla domanda  di Weber. «Ha fornito l’esempio di Twitter, ha dato l’esempio, credo, di Google come uno dei suoi competitors. Ma è come se qualcuno che abbia il monopolio nella produzione di auto dica “Allora, io ho il monopolio nella produzione di auto, ma non è un problema. Puoi prendere un aereo, un treno, e puoi anche prendere la tua bici!”».

Come risposta, Zuckerberg ha sottolineato come Facebook veda la “concorrenza” in diversi spazi. «Esistiamo in uno spazio molto concorrenziale, dove le persone utilizzano molti diversi strumenti per comunicare», ha dichiarato Zuckerberg. «Dalla mia posizione, sembra che arrivino nuovi competitors ogni giorno» nello spazio della messaggistica e dei social network. Ha inoltre aggiunto che Facebook non detiene un monopolio sugli annunci pubblicitari poiché controlla solo il 6% (che è comunque tanto) del mercato globale del settore. E, infine, ha affermato che Facebook promuove la concorrenza rendendo più semplice per le piccole aziende raggiungere un pubblico più ampio – una risposta che tuttavia non è relativa al fatto se Facebook sia un monopolio o meno.

È intervenuto anche l’italiano Antonio Tajani, che ricopre la carica di Presidente del Parlamento Europeo da Gennaio 2017. Tajani ha parlato dell’importanza della tutela della democrazia e della privacy (riferendosi alla raccolta dati di Cambridge Analytica), e delle nuove norme che entreranno in vigore. Di seguito l’intero intervento:

«Fra esattamente un anno oltre 400 milioni di europei eleggeranno i loro rappresentanti in questo Parlamento esercitando un diritto fondamentale: quello di esprimere la loro libera scelta tramite il voto.

La vicenda Cambridge Analytica sulla raccolta e l’utilizzo illegale di dati personali al fine di influenzare risultati elettorali, è allarmante. I nostri cittadini meritano una completa e dettagliata spiegazione su quanto accaduto. Apprezzo che Mark Zuckerberg abbia accolto il nostro invito a presentarsi di persona davanti ai rappresentanti dei popoli europei per rispondere alle nostre domande. E’ un segno di rispetto verso il legislatore del primo mercato al mondo e verso i milioni di cittadini che usano i servizi di Facebook quotidianamente nell’Unione. Mi aspetto da tutte le altre piattaforme digitali lo stesso impegno a collaborare con questo Parlamento.

I nostri cittadini chiedono di esercitare il diritto di voto in piena consapevolezza, sulla base di informazioni veritiere. Dobbiamo garantire che i loro dati personali non vengano mai più utilizzati per manipolare illecitamente il processo democratico. I dati generati dagli utenti sono diventati una risorsa di inestimabile valore e c’è chi è disposto a pagarli profumatamente. Sono il core business di molte piattaforme digitali e il prezzo che molti utenti pagano, talvolta inavvertitamente, in cambio di servizi spesso gratuiti.

Le tecniche di profilazione utilizzate per influenzare i nostri comportamenti, si basano su questa enorme massa di informazioni personali raccolte su social, applicazioni online o software di sistema. Queste informazioni vengono elaborate tramite algoritmi sempre più sofisticati e impenetrabili. Si tratta di una forma di “marketing mirato” che ormai si applica anche alla politica e che opera spesso al limite del legalmente consentito, quando non oltre. La democrazia non deve e non può essere trasformata in un’operazione di marketing, in cui chi si impossessa dei nostri dati acquisisce un vantaggio politico.

Vi è il rischio che alcuni partiti o, persino potenze straniere, utilizzino indebitamente questi dati per alterare i risultati elettorali nel loro interesse. Questo anche attraverso vere e proprie strategie di disinformazione basate sulla diffusione di notizie false.

Il 99% dei cittadini europei ha riscontrato notizie totalmente false diffuse dalle piattaforme. L’83% ritiene le fake news una minaccia per la democrazia.

Per contrastare questa pericolosa deriva abbiamo bisogno di buone regole e di piattaforme più responsabili e disposte a collaborare. I giganti digitali devono rispettare le norme su raccolta e utilizzo dei nostri dati. Fra due giorni entrerà in vigore il nuovo Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali. Queste regole all’avanguardia, volute dal nostro Parlamento, prevedono anche pesanti sanzioni contro l’abuso dei nostri dati personali.

Le nostre democrazie liberali si fondano sul principio che la libertà deve sempre essere accompagnata dalla responsabilità. Le piattaforme devono, dunque, rispondere dei contenuti che pubblicano, incluse le notizie palesemente false. L’incontro di oggi è il punto di partenza verso una nuova forma di governance delle piattaforme digitali.

Come ricordavo, nelle prossime settimane seguiranno una serie di audizioni pubbliche con rappresentanti di Facebook e delle altre parti interessate, davanti alla Commissione per le Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni, e alle altre Commissioni competenti.

Al termine di queste audizioni il Parlamento indicherà le soluzioni concrete che le piattaforme dovranno introdurre per mettere al riparo tutte le prossime elezioni da ogni rischio di manipolazione.

La nostra priorità è definire al più presto un nuovo quadro di regole che garantisca un corretto funzionamento del mercato digitale. Questo quadro deve imporre nuove responsabilità per gli operatori e la protezione dei dati personali, dei diritti d’autore e dei consumatori.

I social media sono ormai parte del nostro vivere e del nostro relazionarci. Non vogliamo certo rinunciarvi. Chiediamo però di poterli usare con serenità, senza mettere a rischio la nostra privacy e la nostra libertà».

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