Un nuovo rapporto del The Washington Post rivela che l’FBI ha in più occasioni “gonfiato” il numero dei dispositivi che non ha potuto sbloccare a causa della crittografia. Infatti, mentre l’agenzia investigativa ha confermato di non aver potuto consultare i contenuti memorizzati su circa 7.800 dispositivi, i numeri reali dicono tutt’altro.

Come spiegato nel rapporto, il direttore dell’FBI Christopher A. Wray ha citato il preciso numero “7.800” in più d’una occasione negli ultimi sette mesi. Lo scorso mese, tuttavia, è emerso che il numero reale di dispositivi bloccati e quindi inaccessibili durante le indagini fosse compreso tra 1,000 e 2,000.

L’FBI è stata avvisata, e ha comunicato che avvierà un’indagine interna per confermare il totale corretto. Stando ad un comunicato rilasciato dallo stesso bureau, l’errore è stato causato dall’utilizzo di tre diversi database che hanno contato gli stessi dispositivi più e più volte.

Il sopracitato numero è stato utilizzato dall’FBI in tempi recenti per convincere aziende come Apple ad includere backdoor nei propri dispositivi. Nonostante l’errore, l’ente continua a sostenere che la crittografia sia “un problema serio” per tutte le agenzie investigative.

L’FBI continuerà a cercare di ottenere una soluzione che consenta alle forze dell’ordine di accedere a prove di attività criminali con l’appropriata autorità legale.

Apple ha più volte ribadito che la creazione di tali strumenti possa compromettere seriamente la sicurezza dei dispositivi degli utenti. Più recentemente, Craig Federighi ha affermato che “indebolire la sicurezza non ha senso quando consideri che i clienti fanno affidamento sui nostri prodotti per tenere al sicuro le proprie informazioni“.