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Le frasi di Steve Jobs riguardanti la “guerra termonucleare” nei confronti di Android escono dal processo Samsung

La celebre e tutt’altro che amichevole frase, riportata nella biografia ufficiale, che Steve Jobs pronunciò nei confronti di Android non potrà essere utilizzata nel processo che vede contrapposta Apple a Samsung riguardo le oramai note vicende sulle presunte violazioni di brevetti da parte della società coreana.

  

La decisione è stata presa dal giudice distrettuale Lucy Koh, in quanto le rivelazioni fatte dal defunto CEO Apple non possono essere usate in tribunale per avallare l’ipotesi di Samsung. Secondo la società coreana, infatti, la frase di Jobs dimostrerebbe l’accanimento della mela nei confronti dei concorrenti che utilizzano Android e non la volontà di voler tutelare le proprietà intellettuali della stessa Apple. Insomma il tutto sarebbe mosso dalla volontà di “voler distruggere Android in quanto esso sarebbe copiato“, proprio come sostenuto dallo stesso Jobs.

Questo il passaggio incriminato:

I will spend my last dying breath if I need to, and I will spend every penny of Apple’s $40 billion in the bank, to right this wrong, I’m going to destroy Android, because it’s a stolen product. I’m willing to go thermonuclear war on this.”

Se ne avrò bisogno userò il mio ultimo respiro, e spenderò ogni singolo centesimo dei 40 miliardi di dollari che Apple detiene  in banca, per riparare a questo torto, ho intenzione di distruggere Android, perché è un prodotto rubato. Sono disposto a fare una  guerra termonucleare per questo.

In merito a queste parole, e alla richiesta di Samsung nel poterle inserire nel processo il giudice Koh si è espresso sostenendo il punto di vista di Apple secondo cui le citazioni rappresentano un “diversivo inammissibile” escludendole così dal processo.

Io davvero non credo che questo sia un processo su Steve Jobs” ha dichiarato il giudice.

Personalmente ritengo che questa querelle sia ancora lontana dal poterne vedere la fine in tempi brevi. Android è certamente nato come un prodotto profondamente ispirato al progetto di Apple. Da qui a dire che sia una copia ovviamente ce ne passa, e ce ne passa nella misura in cui regolari brevetti possano essere stati o meno infranti. E’ giusto che la legge valuti questo aspetto e questo soltanto.
Le parole di Steve sono solo quelle di una persona che si è vista (giustamente o ingiustamente) rubare un progetto, subendo dal proprio punto di vista un’ingiustizia. Strumentalizzare le sue parole non avrebbe avuto alcun senso.

Via | Reuters

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