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L’FBI spiega come ha hackerato l’iPhone di San Bernardino (o forse no…)

Ricorderete lo scontro tra Apple e l’FBI circa lo sblocco dello smartphone di uno degli attentatori di San Bernardino. Ebbene, a distanza di mesi, l’ente governativo ha rilasciato un documento di 100 pagine in cui “spiega” come l’iPhone in questione sia stato hackerato con successo, senza l’aiuto della società di Cupertino.

Dopo il caso “Apple vs. FBI”, le polemiche e i dubbi su come l’Ufficio Federale d’Investigazione statunitense sia riuscito a recuperare i dati contenuti sull’iPhone non sono mancati. In soccorso arriva proprio l’FBI, che spiega che tre società hanno cercato di ottenere il lavoro, ma quella che effettivamente è stata coinvolta non può menzionare pubblicamente l’accaduto. La pratica di hackeraggio dell’iPhone di uno dei terroristi utilizzata è infatti “protetta” da un contratto di non divulgazione stipulato tra l’FBI e la società terza.

Se la battaglia legale tra Apple ed FBI appartiene ormai al passato, in futuro potremmo rivivere storie molto simili. Infatti, come riferisce CNET, l’FBI starebbe prendendo in considerazione opzioni legali per ottenere l’accesso ad un altro iPhone, questa volta di proprietà di un uomo accusato di aver ucciso 10 persone in un centro commerciale nel Minnesota.

Il documento rilasciato dalla FBI è interessante, ma fino ad un certo punto. Restano infatti i dubbi sulla società con cui l’FBI ha collaborato e, soprattutto, il metodo utilizzato per hackerare l’iPhone.

Via | CNET

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