Intel critica la gestione delle CPU multi-core da parte di Android e di molti OS mobile

Secondo un ingegnere Intel i sistemi operativi mobile, in particolare Android, non sarebbero in grado di gestire a dovere i processori dual e quad-core. Tutto questo a causa dei produttori pigri nell’ottimizzare il sistema operativo per i propri chip.

 

Intel crede che i processori a più core siano inutili sugli smartphone, almeno allo stato attuale. Soprattutto perché il software, Android in particolare, non è in grado di gestire a dovere le risorse hardware a disposizione. Tempo fa si era espresso in maniera simile anche il CEO di Nokia, anche se ai più era sembrata più una giustificazione sull’adozione di un chip single core nella presentazione del Lumia, che una reale convinzione del CEO stesso.

Oggi ritorna sull’argomento Mike Bell (dirigente e ingegnere Intel) in un’intervista rilasciata a The Inquirer qualche giorno fa.
L’ingegnere ha giustificato la propria affermazione con diversi dettagli, ma, è doveroso ricordarlo, potrebbe valere anche per lui il discorso fatto sulle dichiarazioni del CEO di Nokia. Il colosso di Santa Clara, infatti, sta debuttando da poco nel mercato smartphone e lo sta facendo con un processore Atom single core con HyperThreading. Ci si aspetta che i prossimi Atom (piattaforma Merrifield a 22 nm) saranno dual-core, ma non ci sono certezze a riguardo e per ora i produttori di chip ARM restano gli unici ad avere in catalogo CPU dual e quad-core per smartphone.

Intel e Nokia le ennesime volpi dell’agognata e celeberrima, inarrivabile, uva? Possibile, ma cerchiamo di andare a fondo alle dichiarazioni di Bell.

In un contesto dove il consumo non è determinante credo che i core multipli siano una scelta molto sensata perché si possono sfruttare al massimo, caricandoli pesantemente se il sistema operativo ha una buona gestione nella programmazione dei thread (thread scheduler)“, spiega infatti Bell. Solo che al momento il software non starebbe soddisfacendo tale importante ruolo.

Anzi, i test interni di Intel avrebbero dimostrato che, in alcuni contesti, le piattaforme multi-core si sono rivelate essere anche più lente di quelle single-core.
L’ingegnere torna poi sulla questione Android: “Per com’è fatto oggi, Android non usa i core come potrebbe e credo francamente che i venditori di SoC (system on a chip) potrebbero fare parte del lavoro, ma non se ne sono preoccupati“.

Le prestazioni degli smartphone Android quindi potrebbero essere molto meglio di quanto sono oggi, e il problema sarebbe causato in parte da Google e in parte dai produttori di chip. “Al momento la mancanza di sforzi sul software da parte di chi crea l’hardware è lo svantaggio più grande“, ha infatti spiegato.

Certamente questo discorso è valido per le piattaforme Android antecedenti ad Ice Cream Sandwich, ed è un po’ nell’esperienza quotidiana di chi ha avuto a che fare confronti diretti con terminali differenti. Del resto la frammentazione hardware di cui soffre Android non consente la sinergia quasi viscerale tra software e hardware che Apple e Microsoft hanno realizzato coi propri sistemi operativi mobile. Nell’uso quotidiano, al contrario, la maggior potenza (che sia più o meno ottimizzata) dei nuovi terminali ha consentito di eliminare molti di quei fastidiosissimi piccoli impuntamenti di cui soffrivano i terminali Android della precedente generazione consentendo di sviluppare dispositivi in grado di concorrere e anche superare l’agguerrita concorrenza.

Servono davvero 4 core su uno smartphone? Tornando al mondo iOS, come ho avuto modo di dire molto spesso su questo blog, personalmente ritengo di no. Se fossi in Apple realizzerei un dual core a 22 nm, metterei la batteria più grande possibile e regalerei agli utenti un dispositivo in grado di spezzare l’incubo di ogni power user (e non solo power): arrivare a sera con la batteria completamente scarica.

Via | Tom’sHardware

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