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Se utilizzate l’app ZOOM per le vostre videoconferenze, leggete prima queste falle nella sicurezza e privacy

Una delle app più utilizzate del momento per le videochiamate e lo smart working vende alcuni dati degli utenti a Facebook ma non solo

In questi giorni di quarantena, le applicazioni che permettono di effettuare videoconferenze stanno scalando la classifica ottenendo una popolarità mai raggiunta prima. Abbiamo già visto House Party all’interno della nostra lista delle 10 app per intrattenerci durante questa epidemia, che rende le videochiamate tra amici molto più divertenti grazie all’integrazione dei giochi ma, per un qualcosa di molto più professionale, è Zoom l’applicazione di riferimento.

Zoom è stata idealizzata per il lavoro e per lo smart working. E’ possibile condividere documenti, visualizzare presentazioni, condividere lo schermo ed integra uno strumento in grado di determinare se le persone in conferenza stanno prestando la giusta attenzione oppure no.

Immagine per ZOOM
ZOOM Cloud Meetings

Tutto questo è molto bello se non fosse per il fatto che utilizzando quest’app rinunciamo ad una parte della nostra Privacy. Infatti, analizzando il traffico di rete dell’applicazione Zoom per iOS è stato scoperto che questo servizio invia diversi dati a Facebook senza il consenso dell’utente e senza nemmeno specificarlo nella policy della privacy.

I dati condivisi con Facebook riguardano proprio tutti, sia chi è iscritto al social network che chi non ha mai registrato un account. Vengono trasferite informazioni come: quante volte si apre l’app, quale dispositivo è in uso, qual è l’operatore mobile e da quale città ci si sta connettendo. Naturalmente viene condiviso anche l’ID univoco del nostro dispositivo per le pubblicità e con questo sistema Facebook delinea un nostro profilo, capendo perfettamente quali pubblicità sottoporci.

C’è anche un’altra questione che riguarda Zoom, nella versione per computer. La funzione che permette di registrare e salvare una copia in locale dei Meetings, non mostra alcuna notifica o pallino rosso. Ne consegue che avviando una videochiamata, potrete essere registrati senza saperlo. Infine, chi crea il meeting, alla fine della conferenza potrà visualizzare un vero e proprio rapporto sull’attenzione dei partecipanti e per elaborarlo è chiaro che l’app indistintamente registri tutto ciò che accade, lo invii ai propri server e successivamente applichi un algoritmo di rilevamento. Che fine facciano questi video poi non è dato saperlo.

Detto questo, l’applicazione è ancora molto valida per quelle che sono le sue finalità, ma laddove gli sviluppatori nascondono informazioni e non ne fanno riferimento nemmeno nella policy, ci sembra giusto informarvi.

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