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L’antitrust italiano avvia un’indagine contro Apple, Dropbox e Google

'autorità antitrust italiana ha dichiarato lunedì di aver aperto un'indagine contro Google, Apple e Dropbox sui servizi di cloud computing.

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L’autorità di regolamentazione antitrust italiana ha avviato un’altra indagine su Apple, Dropbox e Google per presunte pratiche commerciali improprie per quanto riguarda i servizi di cloud computing.

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L’indagine esaminerà anche le pratiche di Google e Dropbox, oltre ad Apple. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) non ha rilasciato ulteriori informazioni né ha precisato quanto tempo impiegherebbe l’indagine e Apple deve ancora commentare la questione.

Le istruttorie per pratiche scorrette nei confronti di Apple e Google riguardano:

“La mancata o inadeguata indicazione, in sede di presentazione del servizio, dell’attività di raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati forniti dall’utente e il possibile indebito condizionamento nei confronti dei consumatori, che, per utilizzare il servizio di cloud storage, non sarebbero in condizione di esprimere all’operatore il consenso alla raccolta e all’utilizzo a fini commerciali delle informazioni che li riguardano.”

Dropbox è accusata delle medesime pratiche ed inoltre:

“È incriminata di aver omesso di fornire in maniera chiara e immediatamente accessibile le informazioni sulle condizioni, sui termini e sulle procedure per recedere dal contratto e per esercitare il diritto di ripensamento. Inoltre,  di non consentire all’utente l’agevole ricorso  a meccanismi extra-giudiziali di conciliazione delle controversie, cui il professionista sia soggetto, con le indicazioni necessarie per accedervi.”

Infine, i procedimenti per le clausole vessatorie riguardano:

“L’ampia facoltà – da parte dell’operatore – di sospendere e interrompere il servizio; l’esonero di responsabilità anche in caso di perdita dei documenti conservati sullo spazio cloud dell’utente; la possibilità di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali; la prevalenza della versione in inglese del testo del contratto rispetto a quella in italiano.”

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