Quando, due mesi fa, Bloomberg aveva rivelato che il designer industriale salito sul palco per presentare l’iPhone Air aveva lasciato l’azienda, la sua nuova destinazione restava avvolta nel mistero. Ora quel vuoto è stato colmato.
Secondo Bloomberg, Abidur Chowdhury ha lasciato Apple per unirsi a Hark, una startup di intelligenza artificiale fondata di recente e guidata da Brett Adcock, già CEO di Figure AI.
Di Hark, al momento, si sa pochissimo. La startup sarebbe stata lanciata solo poche settimane fa con un finanziamento iniziale di 100 milioni di dollari, provenienti direttamente dal capitale personale di Adcock. Le informazioni disponibili emergono in gran parte da un memo interno visionato da The Information.
Nel documento, Hark viene descritta come un laboratorio impegnato nello sviluppo di un’AI “human-centric”, capace di pensare in modo proattivo, migliorarsi nel tempo e mantenere un forte orientamento alle persone. Oltre a questa definizione, non sono stati condivisi dettagli concreti su prodotti, servizi o piani commerciali.
È noto però che il primo cluster di GPU dell’azienda è entrato in funzione all’inizio della settimana, anche se non è stato possibile stabilirne la dimensione.
Hark non ha attirato solo Chowdhury. Bloomberg riferisce che la startup ha già assunto decine di ingegneri provenienti da Google, Meta e Amazon, con l’obiettivo di arrivare a circa cento dipendenti entro la prima metà dell’anno.
Brett Adcock continuerà a ricoprire contemporaneamente il ruolo di CEO sia in Figure AI sia in Hark, secondo una persona a conoscenza diretta della decisione.
Al momento non è chiaro quale sarà il ruolo specifico di Abidur Chowdhury all’interno di Hark, né su quali progetti lavorerà. Il suo background resta legato al design industriale, ma la startup non ha comunicato nulla che permetta di collegare direttamente questa esperienza a un prodotto o a una categoria precisa.
Quel che emerge, piuttosto, è un ulteriore segnale della pressione esercitata dal settore dell’intelligenza artificiale sulle grandi aziende tecnologiche, sempre più esposte alla fuga di talenti verso realtà più piccole.
Tuttavia, negli ultimi anni, diversi tentativi di portare sul mercato dispositivi basati sull’intelligenza artificiale non hanno raggiunto un’ampia adozione. Aziende come Humane, Rabbit, Limitless e Bee non sono riuscite a consolidare una presenza duratura.
Meta rappresenta una parziale eccezione grazie alla collaborazione con EssilorLuxottica, ma anche in quel caso il successo è maturato in un contesto molto specifico. Nel frattempo, OpenAI ha confermato di essere al lavoro su prodotti hardware, pur chiarendo che il primo dispositivo non sarà un wearable.
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