Le autorità russe hanno bloccato l’accesso a WhatsApp e Telegram, nel tentativo di spingere la popolazione verso un servizio di messaggistica nazionale privo di crittografia. La decisione rientra in una strategia più ampia di controllo delle comunicazioni digitali, che negli ultimi anni ha già portato al blocco di Facebook e Instagram e alla classificazione di Meta come “organizzazione estremista”.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, milioni di utenti sono stati improvvisamente tagliati fuori da WhatsApp nel pomeriggio di mercoledì, dopo mesi di pressioni da parte del governo per favorire l’adozione di Max, un’app di messaggistica sviluppata a livello nazionale. A differenza dei servizi occidentali, Max non utilizza la crittografia end-to-end, consentendo allo Stato di accedere ai contenuti delle conversazioni.
Il quotidiano britannico riporta che:
«Milioni di russi sono stati improvvisamente esclusi dal servizio di messaggistica cifrato WhatsApp nel pomeriggio di mercoledì, dopo mesi di tentativi di costringerli a usare un “messenger nazionale” progettato per la sorveglianza. Le autorità russe hanno rimosso l’app di proprietà di Meta, che fino a poco tempo fa contava almeno 100 milioni di utenti nel Paese, da una sorta di elenco online gestito da Roskomnadzor, l’ente regolatore di Internet».
La Russia è in grado di applicare blocchi di questo tipo perché tutto il traffico Internet nazionale viene instradato attraverso infrastrutture controllate dallo Stato, rendendo possibile filtrare e limitare l’accesso ai servizi stranieri in modo centralizzato.

Nelle settimane precedenti, anche l’utilizzo di Telegram era diventato progressivamente più difficoltoso. Ora, con il blocco effettivo della piattaforma, la decisione ha sollevato forti critiche, persino all’interno del Paese. Telegram è infatti ampiamente utilizzato dai soldati russi impegnati sul fronte dell’invasione dell’Ucraina, che lo usano per ricevere avvisi su attacchi con droni e missili e per restare in contatto con familiari e amici. Secondo diverse segnalazioni, la misura avrebbe irritato anche parte dei sostenitori del presidente Vladimir Putin.
Nel frattempo, come ricorda anche Engadget, Meta resta ufficialmente classificata in Russia come “organizzazione estremista”, una definizione che giustifica agli occhi del governo il blocco permanente di Facebook, Instagram e ora anche di WhatsApp.






















































































































































































































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