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Osservatorio Mac: riflessioni sul leone

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Dopo il recente evento Back to the Mac si è parlato un po’ ovunque di quella breve preview delle novità del prossimo sistema operativo Apple, che prenderà il nome di Lion. Se nel passaggio da Leopard a Snow Leopard si è lavorato molto sotto il cofano riscrivendo e migliorando il codice, ma senza apportare modifica sostanziali al resto, l’impressione che si è avuta dalle poche informazioni ora in nostro possesso è che Apple questa volta si sia concentrata sulle “modalità operative”.

Con ciò intendo riferirmi ad esempio a Mission Control (una sorta di evoluzione di Exposé), l’Auto save dei documenti, il resume delle Applicazioni (con conseguente sparizione della luce di attività nel Dock), ma anche Launchpad (che riprende un po’ la springboard dei dispositivi iOS con le icone delle applicazioni in pagine) e Fullscreen, di cui una anteprima può essere considerato il recente iPhoto ’11. E a tutto questo potremmo aggiungere anche l’imminente Mac App Store, visto che rappresenta anch’esso una modalità in più per trovare — acquistare — ed installare le applicazioni.

Come avrete capito in questa puntata di Osservatorio Mac non affronteremo un tema pratico come nella precedente, per cui una breve precisazione: se non vi interessano tali argomenti è inutile che continuiate a leggere. Non sveleremo nessuno misterioso segreto in questo come in altri articoli. Semplicemente ragioneremo e discuteremo confrontandoci, sul futuro del sistema operativo che amiamo e che usiamo tutti i giorni.

Parlando di tali argomenti sul mio blog è scaturita più di un’accesa discussione sulla strada intrapresa da Apple per il prossimo futuro del suo sistema operativo desktop. Per molti infatti tutte le nuove “funzioni” rappresentano più che un passo avanti, un’imbrutimento ed una eccessiva semplificazione di OS X, che lo portano troppo vicino ad iOS, con le limitazioni che ne derivano. Per alcuni infatti “semplice” è sinonimo di “limitato”. Un po’ come ci dicono dei nostri iPhone: non fa questo, non fa quello… eppure per molti aspetti è ancora impareggiabile.

Personalmente sono incline ad evitare giudizi a priori e non faccio altro che ricordare che abbiamo visto solo una preview di Lion e soprattutto che rivendico la capacità di giudizio del singolo: se Apple dovesse realizzare qualcosa che non ci piace o non funziona come dovrebbe, non vedo perché non passare ad altre soluzioni. I computer dovrebbero servire per semplificarci la vita (lavorativa o personale), per cui devono essere prima di tutto produttivi e semplici da usare. Sceglierli per “fede” è sempre un errore.

Comunque sia vorrei portare alla vostra attenzione le “preoccupazioni” che ho raccolto in questi giorni sulle novità conosciute, anche per conoscere la vostra opinione.

Mission Control: questa per la verità sembra la novità accolta con meno resistenza da tutti. Il cambiamento delle abitudini è cosa difficile, ma Mission Control appare come una semplice evoluzione migliorativa e più completa di ciò che conosciamo molto bene: Exposé. In una sola schermata le finestre, le scrivanie di spaces, la dashboard e le applicazioni in fullscreen. Per cui tutto bene su questo fronte.

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LanchPad: l’idea di avere una scrivania in stile iOS su un Mac può far rabbrividire. Molti si lamentano a priori della “similitudine” con l’ambiente mobile, che effettivamente poco c’azzecca con un computer desktop. Personalmente lancio le Applicazioni con Spotlight in un attimo, ma questo LaunchPad avendo una interfaccia touch come il Magic Trackpad (recensione) o il Magic Mouse non mi sembra per nulla male in fondo. Ed ormai ogni Mac ne è dotato.

AutoSave: qui la discussione è stata abbastanza animata. Se l’autosave va benissimo su un dispositivo mobile perché semplifica la creazione e la modifica di un documento, in OS X il concetto di salvataggio (o del save as..) sono fondamentali. Quante volte aprite un documento “base” per applicare delle modifiche e poi salvarlo con un altro nome? Ma l’idea che Apple possa non aver considerato ciò mi suona piuttosto strana. Inoltre c’è da considerare che in realtà questo “meccanismo” è già presente in molte applicazioni dell’attuale OS X ed iLife. In Rubrica si attiva la modifica, si corregge e si disattiva: il salvataggio è già avvenuto. In iPhoto modifichiamo un’immagine in presa diretta. Nelle applicazioni su base documentale invece, come ad esempio Pages, il processo rimane il classico: apri, modifica, salva o salva con nome. La differenza è sottile e magari a qualcuno potrebbe non interessare assolutamente. Ma per molte applicazioni inserire l’autosave al posto del classico “salva” potrebbe essere più un male che un bene. A questo punto però c’è da chiedersi: ma non è che alla fine saranno solo alcune applicazioni ad implementare l’autosave? Probabile, così come è plausibile che ci si stia fasciando la testa prima di rompersela. Per cui adoratori del save as (me compreso), mettete da parte l’ascia di guerra ed attendete di saperne qualcosa in più…

Resume di Applicazioni: se un’applicazione appena lanciata ritorna nella condizione in cui l’avete lasciata al momento della chiusura, per voi sarà come non averla mai chiusa. Ecco perché in Lion spariscono gli indicatori dal Dock che segnalano le applicazioni attive. Di per sé il discorso non mi sembra drammatico ed anzi sembra semplicemente un affinamento di ciò che parzialmente accade già ora. Facendo sempre riferimento ad iPhoto, se lo chiudete con un evento attivo, lo ritroverete sempre lì alla sucessiva apertura. Per cui dove sta il problema? In realtà da nessuna parte, ma sempre per voler fare ipotesi e speculazioni, io stesso mi sono chiesto che fine potrebbe fare il cmd+tab che si usa decine e decine di volte ogni giorno. Attualmente questo effettua uno switch tra le applicazioni attive, ma se si perde la differenza tra queste e quelle non attive, a cosa servira? Se ad esempio Mail è attivo ma senza nessuna finestra (chiudendolo dalla [x] rossa accade questo) apparirà nelle applicazioni da selezionare con cmd+tab? Anche questa che sembra una sciocchezza, potrebbe rappresentare un cambiamento importante delle nostre abitudini…

FullScreen: di norma il Mac non è mai andato d’accordo con le applicazioni in fullscreen. Siamo pieni di finestrelle che teniamo a bada con il sapiente uso di Exposé e Spaces, ma difficilmente lavoriamo con una applicazione a pieno schermo. Dopotutto anche il tasto verde [+] solo in alcuni casi produce questo effetto e anche software come Photoshop di default non hanno una finestra applicazione (main) come su Windows (anche se nelle ultimi versioni si può modificare il comportamento). Inoltre il FullScreen visto con Lion (e di cui ancora una volta se ne ha una preview in iPhoto ’11) è leggermente differente perché fa sparire tutto il resto, anche il Dock e la barra dei menu. Ora molti hanno gridato allo scandalo perché troppo simile ad un’app per iPad (ed anche pulsanti e barre sembrano a misura di dita), ma in verità non è nulla di nuovo. Per fare un’esempio Adobe Photoshop Lightroom può essere visualizzato nello stesso identico modo. E se anche questo divenisse “forzato”, Mission Control lo renderebbe usabile come qualsiasi altra finestra… o no?

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A questo punto però la ciliegina sulla torta: il Mac App Store. Non avete idea di quanti flame si siano innescati in merito la sua apparizione. Non sarà l’unico canale per acquistare software, è questo è assodato. Ma molti temono che di fatto poi lo diventerà in quanto la maggior parte degli utenti si abituerà a cercare solo lì dentro. E dov’è il problema? Innanzi tutto dover sottostare all’approvazione di Apple, che come sappiamo è piuttosto censoria. Ma poi alcuni sollevano anche possibili contrasti con la licenza GPL su cui sono basati i progetti open-source, che se fossero confermati potrebbero portare all’impossibilità di avere applicazioni come VLC, di cui già ora uno degli sviluppatori del progetto originario richiede la rimozione dall’App Store per iOS (ma non si sa come andrà a finire). Inoltre qualcuno mi ha detto: prendiamo un’applicazione per Mac di uno sviluppatore indipendente ed ora totalmente gratuita, se domani dovesse entrare in Mac App Store e pagare il canone annuo di sviluppatore la lascerà ancora free? Oppure metterà dei fastidiosi banner o un costo per ripagarsi quantomeno di quanto ha speso per “regalarla”? Ancora una volta non capisco personalmente tutti questi timori. Sicuramente il consumatore medio farà largo uso del nuovo store dove troverà facilmente quello che serve e non dovrà aver a che fare con zip, dmg, etc.. ma una grandissima parte del software rimarrà sui canali tradizionali e si continuerà a trovare grazie all’aiuto del passaparola, dei forum, dei blog o dei siti come MacUpdate e simili. Per cui se qualcuno ha fatto una piccola applicazione che concede gratuitamente o come donationware, nessuno gli vieta di cambiare politica in futuro. Anche se è ovvio che le nuove possibilità faranno gola un po’ a tutti, piccoli e grandi sviluppatori.

E poi ci sono i professionisti che comprano software costosi come Autocad o la Adobe Creative Suite. Questi molto spesso si avvalgono degli upgrade per tenere aggiornato il parco software dei loro studi. Per cui già il fatto stesso che questa formula di acquisto agevolato non è prevista nel Mac App Store, lascia intuire che si occuperà prevalentemente di tutte quelle applicazioni nel range di prezzo fino 100€ (o forse anche qualcosa in più), ma non potrà mai sostituire né il canale distributivo libero della rete, né quello dei professionisti.

Voi come la pensate?

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