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L’Unione Europea a favore della crittografia: propone il divieto delle backdoor
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L’Unione Europea a favore della crittografia: propone il divieto delle backdoor 

La questione “privacy” nell’Unione Europea potrebbe presto cambiare. Sono state infatti proposte alcune modifiche tutelare la privacy dei cittadini anche quando comunicano con dispositivi elettronici e per vietare l’utilizzo delle backdoor.

La Commissione Parlamentare Europea sui Diritti Civili, Giustizia e Affari Interni ha pubblicato alcune proposte che potrebbero forzare l’utilizzo della crittografia end-to-end in tutte le comunicazioni digitali e proibire le backdoor che permettono l’accesso a dati privati e personali.

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UE

La proposta di rettifica riguarda l’Articolo 7 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, secondo il quale «ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle proprie comunicazioni». In base a tale concetto, allo stesso modo anche le comunicazioni digitali dei cittadini UE dovrebbero essere tutelate.

La regolamentazione indica che la divulgazione di contenuti di comunicazioni tramite prodotti elettronici potrebbero rivelare informazioni strettamente private dei cittadini, da esperienze personali a condizioni mediche, preferenze sessuali e visioni politiche. In tali circostanze la persona potrebbe essere seriamente danneggiata.

In aggiunta, la commissione sostiene che non solo i contenuti delle comunicazioni dovrebbero essere protetti, ma anche i metadata a questi associati, inclusi numeri chiamati, siti visitati, localizzazione geografica, e le informazioni sulle telefonate (data, ora, e durata). Tutte queste informazioni potrebbero infatti portare a conclusioni sulla vita privata dei singoli cittadini.

Nella rettifica si legge che l’utilizzo di software backdoor da parte degli stati membri dell’Unione Europea dovrebbe essere illegale: «Quando è utilizzata la crittografia delle comunicazioni digitali, la decodifica e il monitoraggio di tali comunicazioni dovrebbero essere proibiti».

Ma non tutti gli stati membri dell’UE la pensano allo stesso modo (come il Regno Unito), secondo alcuni infatti le piattaforme che prevedono la crittografia come WhatsApp e Telegram garantiscono un “posto sicuro” ai terroristi per poter comunicare.

Recentemente Amber Rudd (home secretary del Regno Unito) ha dichiarato che è “assolutamente inaccettabile” che la autorità non possano accedere ai messaggi memorizzati in piattaforme mobili protette dalla crittografia end-to-end. Poco dopo il commento della Rudd è trapelato in rete una proposta per rimuovere la crittografia dalle comunicazioni private.

La proposta non può che rimandare anche a recenti eventi, accaduti però sul suolo statunitense. Lo scorso anno, infatti, Apple e l’FBI sono state protagoniste di una disputa circa la crittografia degli iPhone. L’ente governativo chiese infatti all’azienda di Cupertino di creare una particolare versione di iOS per accedere all’iPhone del terrorista autore della strage di San Bernardino del Dicembre 2015. Apple rifiutò la proposta dell’FBI, in quanto tale versione versione del software avrebbe potenzialmente garantito l’accesso a milioni di iPhone.

Le proposte dell’Unione Europea devono essere approvate dai deputati del parlamento e riviste dal Consiglio. Rimangono dubbi però sulla possibile applicazione delle leggi nel Regno Unito dopo la Brexit.

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