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App fuori dall’App Store e non solo: i segreti svelati dai documenti interni di Apple

Dai suggerimenti di Eddy Cue per legare i clienti all'ecosistema Apple alle preoccupazioni di Tim Cook per il Mac App Store.

Dopo l’iPhone nano “citato” da Steve Jobs, emergono ancora notizie sulle passate strategie di Apple dai documenti interni su cui la redazione di The Verge ha messo le mani “grazie” al processo tra l’azienda di Cupertino ed Epic Games.

Ad esempio, stupisce che Apple abbia in passato preso in seria considerazione l’idea di poter far utilizzare agli utenti iPhone applicazioni non scaricate da App Store. A conferma del fatto che se ne stesse realmente parlando è una domanda del 2008 posta da Scott Forstall a Steve Jobs e relativa all’avviso che iOS avrebbe dovuto mostrare in tal caso. La risposta del compianto CEO con tanto di esempio: «sei sicuro di voler aprire l’applicazione ‘Monkey Ball’ dello sviluppatore ‘Sega’?».

Nel 2013, invece, il SVP of software and services di Apple Eddy Cue fece notare il potenziale del mettere insieme le carte regalo iTunes e i dispositivi dell’azienda. Una strategia ben diversa dal vendere separatamente le gift card e con l’obiettivo di “bloccare” il cliente all’interno dell’ecosistema Apple e, allo stesso tempo, dissuaderlo dal passare alla concorrenza.

Chi è che compra uno smartphone Samsung se ha già acquistato app, film e così via? Dovrebbero spendere altre centinaia di dollari per arrivare dove sono oggi.

In una nota correlata, i nostri negozi (online e al dettaglio) sono gli unici in tutto il mondo dove, anno dopo anno, sono diminuite le vendite delle carte iTunes. Stiamo ricominciando a fare progressi con la vendita al dettaglio, ma è sempre una battaglia in salita. I nostri team non capiscono l’ecosistema [Apple]. Noi (Val e il resto della squadra) abbiamo appena saputo da Jennifer che per lei le carte iTunes non sono più una priorità. Questo è ridicolo. Chi è che lascia i prodotti Apple dopo aver acquistato app, musica, film, ecc?!

[…]

Nel frattempo, Samsung sta scontando e regalando c**zate ovunque…

Samsung sta spingendo le carte Google Play legandole ai suoi smartphone.

È dai tempi dell’iPod che non mostriamo le carte insieme ai nostri dispositivi. Devono essere in una posizione diversa. Dovremmo avere gift card esposte sui tavoli, come negli Apple Store. E dovremmo anche considerare di legarle ai dispositivi.

Al 2015 risalgono invece le preoccupazioni di Tim Cook per lo scarso utilizzo del Mac App Store, principalmente perché privo di giochi e applicazioni per la produttività:

Credo che la mancanza di giochi (così come di applicazioni per la produttività) sia la ragione principale per cui il Mac App Store sia inattivo.

Questa la risposta di Phil Schiller, alla guida del team di marketing di Apple:

Insieme ai principali sviluppatori di videogiochi abbiamo provato a lanciare giochi di alta fascia su Mac… ma non siamo riusciti a generare un business consideverole.

Sul fronte delle app per la produttività, si inizia e si finisce con Microsoft e Adobe. Non sono sullo store perché non ne hanno bisogno. Le loro applicazioni possono essere eseguite sui Mac senza che condividano le entrate con noi e senza passare attraverso qualsiasi processo di revisione.

Interessante è anche l’affermazione del capo antifrodi di Apple, Eric Freidman, risalente al 2020. Secondo quest’ultimo, iMessage e iCloud erano i più grandi distributori di materiale pedopornografico. Questo per via delle forti misure adottate da Apple per la tutela della privacy. Ecco che si spiega il perché dell’introduzione del tanto criticato, e controverso, controllo CSAM.

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