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Siri e iCloud bloccati all’interno del quartier generale di IBM: la nostra privacy è in pericolo?

In una recente intervista, il CIO di IBM, Jeanette Horan, ha sottolineato i problemi che comporta l’uso comune dei dipendendi nel portare il proprio lavoro sempre con sé grazie ad i propri dispositivi mobile. L’azienda infatti, per motivi di sicurezza, proibisce l’accesso a servizi come Siri, iCloud e DropBox all’interno dell’IBM.

Oltre alla dubbia sicurezza del trattamento dei file salvati su servizi cloud, come iCloud e DropBox, ci sarebbe perciò il problema delle informazioni raccolte da Siri. Horan spiega che l’IBM teme che Apple possa conservare le query fatte a Siri, ed in effetti la società Californiana ne tiene traccia per poter migliorare le performance dell’assistente vocale.

Quando si utilizza Siri o quando si detta un testo all’iPhone, ciò che viene detto viene registrato e mandato ad i server Apple. Siri colleziona tantissime informazioni come i nomi dei contatti, indirizzi, numeri di telefono, appuntamenti e così via.

Per quanto tempo Apple conserva tutte queste informazioni, e chi vi può accedere? La compagnia non ha detto nulla a riguardo. […] Dato che le informazioni che colleziona Siri possono essere molto personali, l’American Civil Liberties Union ha chiesto di prestare attenzione a Siri un paio di mesi fa.

Le parole Jeanette Horan fanno pensare a quanto le nuove tecnologie, soprattutto quelle cloud based, possano sfuggire dal nostro controllo e a quanto facilmente le nostre informazioni personali possano essere accessibili a terzi. Di sicuro un’azienda importante come l’IBM non può correre il rischio di affidare i propri dati sensibili a server di cui non dispone il pieno controllo. Per i consmer invece c’è da stare tranquilli? Speriamo di sì.

Via | MacRumors

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